L'attualità di Teresa

Chi conosce il temperamento attivo della santa, il suo umorismo, la sua capacità di sintonizzarsi con le persone più diverse per cultura e carattere, la sua attitudine creativa e organizzativa, si guarda bene dal classificarle tra le lontane isole dell’oceano umano. La sua personalità acquisterà allora dimensioni gigantesche, insospettate. Influirà su migliaia di persone di ogni classe, che seguiranno fedelmente le sue orme. Ballestrer M., Iniziazione alla meditazione profonda, Edizioni Messaggero

26 ottobre 2014

Papa Francesco e la "Santa Camminatrice"



La traduzione del messaggio di Papa Francesco per il quinto centenario della nascita di S. Teresa

Santa camminatrice
‹‹ L'immagine del cammino può sintetizzare molto bene la lezione, ›› di Teresa d'Ávila. Lo scrive Papa Francesco nel messaggio inviato al vescovo della città spagnola in vista del quinto centenario della nascita della santa, avvenuta il 28 marzo 1515. Di seguito una nostra traduzione italiana del testo spagnolo del messaggio.

Dal Vaticano, 15 ottobre 2014
A Monsignor
JESÚS GARCÍA BURILLO
Vescovo di Ávila

 Caro Fratello,

II 28 marzo 1515 nacque ad Ávila una bambina che con il tempo sarebbe stata conosciuta come santa Teresa di Gesù. All'approssimarsi del quinto centenario della sua nascita, volgo lo sguardo a quella città per rendere grazie a Dio per il dono di questa grande donna e incoraggiare i fedeli dell'amata diocesi di Ávila e tutti gli spagnoli a conoscere la sto­ria di questa insigne fondatrice, co­me pure a leggere i suoi libri che, insieme alle sue figlie nei numerosi conventi carmelitani sparsi nel mon­do, ci continuano a dire chi e come fu Madre Teresa e che cosa può insegnare a noi uomini e donne di oggi.

Alla scuola della santa cammina­trice impariamo a essere pellegrini. L'immagine del cammino può sinte­tizzare molto bene la lezione della sua vita e della sua opera. Teresa in­tese la vita come un cammino di perfezione lungo il quale Dio con­duce l'uomo, di mansione in man­sione, fino a Lui e, allo stesso tem­po, lo mette in viaggio verso gli uo­mini. Per quali cammini vuole por­tarci il Signore, seguendo le orme di santa Teresa e tenuti per mano da lei? Ne vorrei ricordare quattro che mi fanno molto bene: quelli della gioia, della preghiera, della fraternità e del proprio tempo.

Teresa di Gesù invita le sue mona­che a «procedere con letizia›› serven­do (Cammino 18, 5). La vera santità è gioia, perché «un santo triste è un triste santo». I santi, prima di essere eroi coraggiosi, sono frutto della grazia di Dio agli uomini. Ogni san­to ci mostra un tratto del multiforme volto di Dio. In santa Teresa con­templiamo il Dio che, essendo «so­vrana Maestà, eterna Sapienza» (Poesia 2), si rivela vicino e compa­gno e prova gioia a conversare con gli uomini: Dio si rallegra con noi. E, sentendo il suo amore, nella santa nasceva una gioia contagiosa che non poteva dissimulare e che tra­smetteva attorno a sé. Questa gioia è un cammino che bisogna percorrere per tutta la vita. Non è istantanea, superficiale, tumultuosa. Bisogna cercarla già «agli inizi» (Vita 13, 1). Esprime la gioia interiore dell'anima, e umile e «modesta» (cfr. Fondazioni 12, 1). Non si raggiunge con la scor­ciatoia facile che evita la rinuncia, la sofferenza o la croce, ma si trova pa­tendo travagli e dolori (cfr. Vita 6, 2; 30, 8), guardando al Crocifisso e cercando il Risorto (cfr. Cammino 26, 4). Perciò la gioia di santa Teresa non è egoista né autoreferenziale. Come quella del cielo, consiste nel «gioire della gioia di tutti» (Cammi­no 30, 5), mettendosi al servizio degli  altri con amore disinteressato. Come disse a uno dei suoi monasteri in difficoltà, la santa dice anche oggi a noi, soprattutto ai giovani: «Non smettete di camminare gioiosi!» (Lettera 284, 4). I1 Vangelo non è un sacco di piombo che si trascina pe­santemente, ma una fonte di gioia che colma di Dio il cuore e lo spin­ge a servire i fratelli!

Il Vangelo di questa Domenica

Il più importante  dei comandamenti

 Secondo voi, figliuole mie, in che consiste questa divina volontà? Nell'esser noi così perfette da formare una cosa sola col Figliuolo e col Padre, come Gesù Cristo ha domandato. Non crediate però che la conformità alla volontà di Dio consista nel non sentire dispiacere se muore mio padre o mio fratello, oppure nel sopportare con gioia eventuali tribolazioni o infelicità. Sarebbe buona cosa, ma alle volte potrebbe essere frutto di umana discrezione, in quanto che, vedendo che non v'è più rimedio, si fa di necessità virtù.(….) A noi [per essere perfette] il Signore chiede queste sole due [cose] : l'amore di Dio e l'amore del prossimo, in questo dobbiamo impegnare le nostre forze.(…)  Il segno più sicuro per conoscere se pratichiamo questi due precetti è vedere con quale perfezione osserviamo quello che riguarda il prossimo. Benché vi siano molti indizi per conoscere se amiamo Dio, tuttavia non possiamo esserne sicuri, mentre lo possiamo essere quanto all'amore del prossimo. Anzi, più vi vedrete innanzi nell'amore del prossimo, più lo sarete anche nell'amore di Dio: statene sicure. Ci ama tanto Iddio, che in ricompensa dell'amore che avremo per il prossimo, farà crescere in noi, in mille modi, anche quello che nutriamo per Lui. E di ciò non v'è dubbio. Di grande importanza per noi è osservare attentamente come su questo punto camminiamo, perché se vi mettiamo grande perfezione, tutto è fatto. Ma per la miseria della nostra natura credo che non arriveremo mai ad avere perfetto amore del prossimo, se non lo faremo nascere dalla medesima radice dell'amore di Dio (…).  Quando vedo delle anime tutte intente a rendersi conto dell'orazione che hanno, e così concentrate quando sono in essa da far pensare che rifuggano dal più piccolo movimento e dal divertire il pensiero per paura di perdere quel po' di gusto e di devozione che sentono, mi persuado che ancora non conoscono come si arrivi all'unione. Pensano che sia tutto nel far così. No, sorella mia! Il Signore vuole opere. Vuole, ad esempio che non ti curi di perdere quella devozione per consolare un'ammalata a cui vedi di poter essere di sollievo, facendo tua la sua sofferenza, digiunando tu, se occorre, per dare a lei da mangiare; e ciò non tanto per lei, quanto perché sai che questa è la volontà di Dio. Ecco in che consiste la vera unione con il volere di Dio! Altrettanto se senti lodare una persona: devi rallegrarti di più che se quelle lodi fossero per te. E questo ti sarà facile, se avrai l'umiltà, nel qual caso le lodi sono piuttosto di pena. E ancora, godere che le virtù delle sorelle, siano conosciute (…) 
Sorelle, se in questo mancassimo, saremmo perdute! Vi assicuro che facendo come ho detto, otterrete di arrivare a questa unione, mentre in caso contrario persuadetevi di non arrivarvi mai, nonostante che possiate avere devozione e delizie spirituali sino a credere d'esservi giunte, e andiate soggette, durante l'orazione di quiete, ad alcune piccole sospensioni, in base alle quali certe anime credono che tutto sia fatto. Pregate il Signore che vi conceda l'amore del prossimo in tutta la sua perfezione e lasciate fare a Lui. Se da parte vostra vi sforzerete e farete il possibile per procurarvelo; se costringerete la vostra volontà ad accondiscendere in tutte a quella delle sorelle, anche a scapito dei vostri diritti; se nonostante tutte le ripugnanze della natura, dimenticherete i vostri interessi per non attendere che ai loro, e, presentandosene l'occasione, prenderete su di voi ogni fatica per esentarne le altre, Egli vi darà più di quanto sappiate desiderare. Non crediate che questo non vi debba costare, e che abbiate già fatto ogni cosa. 
Considerate quanto è costato al nostro Sposo l'amore che ha nutrito per noi: per liberarci dalla morte ha subito la morte più crudele, quella della croce. S. Teresa, Libro delle “Mansioni” V 3,7-12
Per approfondire:  Esclamazioni 2; Cammino 7; Fondazioni 5,2-3.

22 ottobre 2014

Il Papa dà ... i compiti

Che bello se ci ricordassimo più spesso di quello che siamo, di che cosa ha fatto di noi il Signore Gesù!”. Lo ha esclamato il Papa all’inizio della catechesi dell’udienza di oggi: “Siamo il suo corpo, quel corpo che niente e nessuno può più strappare da lui e che egli ricopre di tutta la sua passione e del suo amore, proprio come uno sposo con la sua sposa”. Questo pensiero, per Francesco, “deve fare sorgere in noi il desiderio di corrispondere al Signore Gesù e di condividere il suo amore tra di noi, come membra vive del suo stesso corpo”. 
Nel Libro di Ezechiele, ha ricordato il Papa, al capitolo 37 “viene descritta una visione un po’ particolare, impressionante, ma capace di infondere fiducia e speranza nei nostri cuori. Dio mostra al profeta una distesa di ossa, distaccate l’una dall’altra e inaridite. Uno scenario desolante… Dio gli chiede, allora, di invocare su di loro lo Spirito. A quel punto, le ossa cominciano ad avvicinarsi e ad unirsi, su di loro crescono prima i nervi e poi la carne e si forma così un corpo, completo e pieno di vita”. “Ecco, questa è la Chiesa!”. È “un capolavoro, il capolavoro dello Spirito, il quale infonde in ciascuno la vita nuova del Risorto e ci pone l’uno accanto all’altro, l’uno a servizio e a sostegno dell’altro, facendo così di tutti noi un corpo solo, edificato nella comunione e nell’amore”. Mi raccomando: oggi, a casa, prendete la Bibbia e cercate nel profeta Ezechiele il capitolo 37 e leggetelo. È bellissimo!”.


Qui il libro del profeta Ezechiele di cui leggere il capitolo 37

Storia, letteratura e pensiero di S. Teresa di Gesù


La Università Pontificia di Salamanca, in collaborazione con l’Ordine delle Carmelitane scalze,ha inaugurato oggi (fino a venerdì 24 ottobre) un congresso in occasione del V centenario della nascita di Santa Teresa di Gesù.. “Storia, letteratura e pensiero” è il titolo del congresso internazionale. Il vice rettore di Ricerca, innovazione e nuove tecnologie dell’Università, il professor Antonio Sánchez Cabaco ha sottolineato quanto siaoggi importante presentare la figura di Santa Teresa alla società del secolo XXI. Secondo il presidente della Fondazione V centenario, padre Antonio González López, questo incontro servirà per approfondire lo studio di Santa Teresa mettendo in dialogo la storia, la letteratura e il pensiero. Inoltre, padre Antonio evidenzia che per le Carmelitane scalze è una grande gioia poter organizzare il congresso nella città di Salamanca, tanto legata a Santa Teresa, e in concreto nella Università della Conferenza episcopale spagnola.
 

19 ottobre 2014

Paolo VI e la Multiforme Sapienza di Dio


La multiforme Sapienza di Dio talvolta si rivela in maniera più manifesta ad alcuni amati discepoli di Cristo e ad essi, per arcano disegno e liberalità singolare, vien concesso di comprendere quale sia «la larghezza e la lunghezza e l'altezza e la profondità: di conoscere anche la carità di Cristo che supera ogni scienza» (Ef 13, 8). Infatti «lo Spirito Santo non solo per mezzo dei sacramenti e dei ministeri santifica il popolo di Dio e lo guida e adorna di virtù, ma, distribuendo a ciascuno i propri doni come a lui piace (1 Cor 12, 11), dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi varie opere e uffici, utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa» (LG 12).
Teresa di Gesù, grande e nobile vergine, e inoltre riformatrice dell'Ordine della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, fu arricchita a profusione di questa divina abbondanza di sacri carismi. Di semplici costumi e ignara di cultura letteraria, eccelse talmente con la parola e con gli scritti, che a lei si possono riferire queste parole: «aprì la sua bocca in mezzo all'Assemblea» (Sir 15, 5), e a buon diritto fu proclamata santa da uomini santi e fu anche venerata come sicurissima guida e maestra da dottori di scienze sacre. Sebbene si interessasse a moltissimi affari inerenti al suo dovere, si vide tuttavia che aspirava ininterrottamente a una patria migliore, cioè a quella celeste; quasi sempre sofferente nel corpo e carica di tribolazioni, affrontò impavida qualsiasi impresa per la gloria di Dio e per l'utilità della Chiesa di Cristo. 
Perciò, dal momento che questa serva di Dio è stata sempre esaltata, sia per i fatti straordinari della sua vita sia per le rare virtù del suo animo sia per l'acume del suo spirito, reputiamo con certezza questo fatto motivo giusto e nobile a che, come il Nostro predecessore Gregorio XV le ha decretato gli onori dei santi, affinché tutti i fedeli di Cristo comprendessero con quale abbondanza Dio avesse ricolmato di Spirito Santo la sua serva (cf Lett. Decr. Omnipotens sermo), così Noi non dubitiamo doverla proclamare dottore della Chiesa, prima fra le donne, specialmente per la sua conoscenza e dottrina delle cose divine. Abbiamo infatti fiducia e confidiamo che Teresa di Gesù, dichiarata con solenne decreto maestra di vita cristiana, stimoli fortemente anche gli uomini del nostro tempo a coltivare soprattutto ciò che favorisce l'amore dell'anima verso la contemplazione e il conseguimento delle cose celesti
Cominciava così la Lettera Apostolica "Multiformis sapientia Dei" del nuovo Beato, Paolo VI, allora Pontefice Romano. Con queste parole, proclamava santa Teresa di Gesù, vergine di Avila, Dottore della Chiesa, prima donna della schiera, seguita subito dopo da S. Caterina da Siena e nel 1987 da S. Teresa di Gesù Bambino (altra carmelitana scalza) e nel 2012 da Sant'Ildegarda di Bingen.
 Al nuovo beato che con i carmelitani ha sempre avuto un affetto particolare (tra l'altro una sua parente era carmelitana scalza a Roma e con lei "festeggiò" il pomeriggio del 27 settembre 1970 la proclamazione a dottore di Santa Teresa).
Stamattina è toccato a lui, non il dottorato, ma la proclamazione a beato. E mentre il Papa leggeva la formula di beatificazione, dopo la presentazione da parte del postulatore, padre Antonio Marrazzo, sulla loggia delle benedizioni veniva scoperta l'immagine sacra, che ritrae il beato a figura intera. Papa Francesco ha fissato la festa liturgica per il 26 settembre, giorno della nascita di Paolo VI, al secolo Giovanni Montini. La cerimonia di questa mattina è stata anche l'occasione di rivedere il papa emerito, un sorridente Benedetto XVI che nel 2012 aveva approvato le virtù eroiche del nuovo beato.

Guadagnare anime per il Signore

QUESTA DOMENICA E' LA GIORNATA MONDIALE DELLE MISSIONI.


Siamo soliti indicare S. Teresa di Lisieux come patrona delle Missioni, ma lo spirito missionario è proprio del Carmelo Scalzo come dimostra il brano che riportiamo, di Teresa di Gesù, tratto dal libro delle Fondazioni.
Servivo il Signore con le mie povere preghiere; mi adoperavo continuamente perché le consorelle facessero lo stesso e amassero il bene delle anime e lo sviluppo della Chiesa. Chi trattava con esse ne rimaneva sempre edificato e in ciò si appagavano i miei grandi desideri.
 Dopo quattro anni – mi sembra, anzi, un po’ di più – venne a farmi visita un frate francescano, il cui nome era Alonso Maldonado, gran servo di Dio, che aveva i miei stessi desideri circa il bene delle anime e poteva metterli in pratica, cosa che gli invidiavo molto. Era arrivato recentemente dalle Indie. Cominciò a raccontarmi dei molti milioni di anime che lì si perdevano per mancanza di istruzione religiosa, ci fece una predica con un’esortazione che ci animava alla penitenza, e poi se ne andò. Rimasi così afflitta per la perdita di tante anime da sentirmi fuori di me. 
Me ne andai, sciogliendomi in lacrime, in un romitorio: invocavo nostro Signore supplicandolo di darmi il mezzo per poter far qualcosa per guadagnare anime al suo servizio, poiché tante gliene portava via il demonio, e concedermi di operare un po’ di bene con la preghiera, visto che io non sapevo far altro. Invidiavo molto coloro che per amore di nostro Signore potevano dedicarsi alle missioni, anche a costo di affrontare mille morti: mi accade infatti, quando leggiamo nelle vite dei santi che operarono conversioni, di sentire ben più devozione, commozione e invidia per questo, che per tutti i martìri da essi patiti, essendo tale la vocazione che il Signore mi ha dato. Mi sembra infatti che egli ci apprezzi di più se, mediante la sua misericordia, riusciamo a guadagnargli un’anima con i nostri sforzi e con la nostra preghiera, che non per quanti altri servizi possiamo rendergli (Fundaciones 1,6-7).)

18 ottobre 2014

Chiedere a Dio come e dove ci vuole

Per noi carmelitani il progetto di santità si realizza sulla via su cui il Signore ci ha messi, il mistero di Cristo alla luce del Carmelo. Se Dio mi ha messo qui, mi sta facendo capire che è questo quello che vuole da me.  
Il cammino che stiamo percorrendo formandosi, confrontandosi non è un passatempo.  Si tratta di discernimento. Cerchiamo di tener sempre presente questo. Noi abbiamo cominciato un cammino di conoscenza di Dio e di noi stessi alla Sua luce. Ed è in questa luce che scopriamo il cammino da percorrere, giorno per giorno. Il cristiano carmelitano teresiano deve percorrere la strada tracciata dai padri fondatori. Non ci sono alternative se la nostra vocazione è questa.
Che cosa ci dice allora Teresa? Che la nostra anima è il giardino da coltivare, ma non siamo noi i giardinieri. Il Giardiniere è il Signore. Lui è il padrone.  Non vuole che ci affanniamo, ci preoccupiamo: è Lui ad occuparsi di noi.
 “Ho parlato entro ragionevoli limiti di questo modo di orazione e di ciò che deve fare l’anima o, per meglio dire, di ciò che in lei fa Dio, il quale si assume lui l’ufficio di giardiniere e vuole che l’anima si riposi. La volontà non ha altro da fare che accettare le grazie di cui gode, mettendosi a disposizione per tutto ciò che in lei vorrà operare la grazia divina. Ci vuole coraggio, certo, perché è così grande il godimento che alcune volte sembra all’anima di essere sul punto di uscire da questo corpo. E che morte fortunata sarebbe!
Qui mi sembra che venga bene, come ho già detto alla signoria vostra, abbandonarsi completamente fra le braccia di Dio; se egli vuole portare l’anima in cielo, bene; se all’inferno, non se ne affligga, andandoci con il suo Bene; se vuol farla cessare di vivere, è proprio quel che si desidera; se farla vivere mille anni, va anche bene; Sua Maestà ne disponga come di cosa propria, poiché l’anima non appartiene più a se stessa; è tutta data al Signore; non si preoccupi d’altro”.




17 ottobre 2014

La divina Verità

Ci sono idee che entusiasmano, ideali  che ispirano anche a battersi con coraggio... ma c’è una sola Verità che fa innamorare.
L’ha incontrata Agostino, l’ha incontrata Teresa, l’ha incontrata Edith Stein. Puoi incontrarla anche tu. Come loro: figure inquiete che hanno fatto della ricerca della verità, il punto fermo della loro vita. E alla fine, la Verità è apparsa ai loro occhi, dolce, avvolgente, forte come una calamita. Ha messo a tacere i dubbi, la presunzione, la vanità, l’orgoglio, la sete di sapere e d’incantare gli
altri. E li ha incantati, toccando il loro cuore.
E’ lì il luogo dell’incontro e dell’ascolto. Lì la verità non è più un’ideale: diventa una Persona, quella che l’anima ha cercato fin dal suo primo respiro.
Ecco un assaggio della gioia che in ciascuno ha provocato quest’incontro. E che lega queste tre figure tra loro: Teresa, commossa dalla pagina della conversione di S. Agostino, decise di essere tutta del Signore; Edith Stein, leggendo Teresa commentò: “E’ qui la Verità”, e aggiunse di non aver letto nulla di più importante, fatta eccezione delle Confessioni di S. Agostino. Incontrata la Verità, la si comunica.
Scrisse Teresa di Gesù: “Mi rimase impressa una tale cognizione di questa divina verità apparsami nel rapimento, senza sapere come né perché, da farmi sentire uno straordinario rispetto per Dio, di cui rivela la maestà e la potenza in modo ineffabile; posso, quindi, capire che è una gran cosa. (…) Mi lasciò anche nel cuore una gran tenerezza, gioia e umiltà; mi sembra proprio che, pur senza che abbia capito come, il Signore in questo rapimento mi favorì molto. Non mi sorse alcun sospetto che potesse trattarsi di illusione; non vidi nulla, ma capii il gran bene che si ricava dal non far conto di ciò che non possa avvicinarci di più a Dio, e che cosa sia per un’anima procedere nella verità alla presenza della stessa Verità. Capii, cioè, che il Signore volle farmi intendere di essere la stessa Verità”.
E nel capitolo 13: “piuttosto che un ‘anima non cammini nella verità, preferisco che sia senza orazione. La scienza è sempre una gran cosa, perché istruisce e illumina chi poco sa, fa conoscere le verità della Sacra Scrittura, onde si faccia quello che si deve fare”.
Dal canto suo Edith Stein commentò: Dio è verità. Chi cerca la verità cerca Dio, che lo sappia o no. E’ poi nota la risposta che  diede alla madre che le chiedeva: «Anche nella fede ebraica si può essere religiosi, non ti pare?»  «Certamente, quando non si è conosciuto Altro», rispose.
Sì, Edith aveva seguito il consiglio di S. Agostino: “V'è un essere più elevato della nostra mente e della nostra ragione. Ecco, è la verità stessa: abbracciala, se puoi, e godila”.
Stefania De Bonis ocds
da "Crescere in fraternità" febbraio 2010


16 ottobre 2014

Il Cammino di Teresa

Uno degli studiosi della nostra santa Madre, il padre carmelitano francese Stéphane – Marie Morgain, nel saggio “Il Cammino di perfezione di Teresa d’Avila”, edizioni Jaca Book analizza lo sfondo storico e spirituale in cui si sviluppa la riforma teresiana per poi soffermarsi sulle due stesure dell’opera e sulle risposte che la santa Madre riesce a dare ai problemi che in quel tempo incombevano nella società e nella Chiesa. In particolare, per aiutarci nell’approccio alla lettura, p. Stéphane riporta una delle “Relazioni spirituali” in cui Teresa accenna all’ordine ricevuto di scrivere per le monache  un altro libretto. Aveva già composto il Libro della Vita e qui si dedica a consigli molto pratici sull’orazione.
L’autore indica tre direttrici fondamentali:
  •  La giustificazione della vita contemplativa come servizio ecclesiale.
  •  L’esposizione delle esigenze ascetiche della vita in monastero
  •  L’itinerario spirituale attraverso il commento del Padre Nostro che sottolinea una necessaria unità fra preghiera vocale e orazione mentale.

Morgain fa anche un’annotazione interessante: Teresa mette in risalto il ruolo della donna nella pratica dell’orazione mentale. Oggi non ci sarebbe nessuno stupore a riguardo, ma allora alle donne (capitolo 4) non era permessa neppure la lettura delle Scritture e dei libri di preghiera. Sembra anzi che Teresa se ne lamenti nel capitolo 36 e che p. Garcia de Toledo al quale affidò il testo per una revisione commentò: “Si direbbe che rimproveri gli Inquisitori perché le proibiscono i libri di preghiere”.
La versione manoscritta di Valladolid di quest’opera che la santa Madre definisce librillo - per distinguerla dal libro della Vita (libro grande) -  diventa una regola di vita per i monasteri teresiani, i Carmeli cioè fondati secondo le sue indicazioni. 



15 ottobre 2014

Giorno di Grazia e di festa per tutti noi

 

















«Quante volte mi sono ricordata dell'acqua viva di cui parlò il Signore alla Samaritana!    Sono molto devota di quel fatto evangelico, e lo ero fin da bambina, tanto che senza neppur comprendere quello che dicevo, supplicavo spesso il Signore a darmi di quell'acqua: in camera mia tenevo un quadro che rappresentava Gesù vicino al pozzo con sotto le parole: 
«Domine, da mihi aquam!»  (Vit. 30, 19).



500STJ. Il Significato di quest'evento nelle parole del P. Generale e del Delegato

Anche a Napoli si apre ufficialmente il V centenario della nascita di Santa Teresa di Gesù, oggi solennità di Santa Teresa, alle 18,30 nella Chiesa di Santa Teresa a Chiaia.

Il bellissimo reliquiario che girerà nella Provincia con tre reliquie. Sopra un'immagine della santa di Avila