26 giugno 2015

Che cosa c'insegna oggi la b. Giuseppina


In occasione della memoria liturgica della B. Giuseppina di Gesù  Crocifisso proponiamo alcuni stralci della lettera di p. Luigi Gaetani ocd, nostro Superiore Provinciale, per la Quaresima 2012 

Ritratto della beata fatto da p. Enzo Caiffa ocd
La santità di Dio ha visitato la nostra Provincia attraverso la vita bella del Vangelo della Beata Sr. M. Giuseppina. Come non ricordare i racconti di tanti nostri Padri che l’hanno conosciuta e che sempre hanno serbato un ricordo vivo e grato della Sua amabilità e della testimonianza coraggiosa della sequela di Gesù? Come non fare memoria delle tante visite fatte da tanti di noi, ancora giovani frati, al monastero dei Ponti Rossi per parlare con la Madre Giuseppina o, semplicemente, per sentire la sua presenza e la bellezza della vita passata, quasi come un testimone, nella vita bella di tante sorelle? L’intreccio di questi ricordi e di quello che Ponti Rossi significa per tutti noi, fa la storia di una relazione che mi auguro possa sempre più tramutarsi in dono meraviglioso e speranza viva per la Provincia.

 Impegno di conformazione

Il ricordo, però, rappresenta per noi come un memoriale, riveste una portata che non è solo pensiero rivolto all’indietro, ma impegno di conformazione e di trasformazione della propria vita nel presente. Il memoriale, infatti, non ha solo forza attrattiva, ma coinvolge, ti rende compresente all’evento, crea come una forma di partecipazione profonda tra la tua vita e quello che il memoriale rappresenta. In questo senso possiamo realisticamente credere che la testimonianza della Beata Sr. M. Giuseppina è impegno di santità, di vita buona del Vangelo soprattutto per noi frati, monache e laici dell’OCDS della Provincia di Napoli. Questa singolarità non rappresenta un privilegio, ma deriva proprio dalla comune e condivisa partecipazione al carisma Carmelitano teresiano in questa Circoscrizione dell’Ordine e in questa parte di Chiesa. Anzi, è proprio questo nostro ricordo vivo che portiamo di Lei –come Carmelitani Scalzi- che produce come una espansione ecclesiale della sua stessa vita e della sua testimonianza, fino a rendere quel ricordo vitale un dono che non ci appartiene, perché dono per la Chiesa, per l’umanità.

L'attenzione all'altro

La Beata Sr. M. Giuseppina è stata una donna che ha prestato attenzione alla gente, che sentiva come parte di se stessa, della sua vocazione e missione. La vita buona del Vangelo l’aveva portata a capire che Dio non può essere felice mentre il mondo langue: “La mia felicità è far contenti gli altri, sollevarli, aiutarli”. 

La Beata M. Giuseppina ha vissuto la responsabilità verso i fratelli prendendosi cura di ogni persona che bussava alla porta del monastero, si è sentita custode dei suoi fratelli (Gen. 4,9). Lei ha vissuto il dono della reciprocità in mezzo ad un mondo lacerato dalla guerra e dalla povertà, mentre la società del suo tempo, come la nostra, sembrava sorda non solo alle sofferenze fisiche, ma anche a quelle spirituali e morali della vita. La <custodia> della memoria che la Beata Sr. M. Giuseppina ha avuto verso gli altri ci deve portare a vivere in comunione, legati gli uni agli altri come membra di un solo corpo. 
Ciò significa che l’altro mi appartiene, la sua vita, la sua salvezza riguardano la mia vita e la mia salvezza” (Benedetto XVI, Messaggio per la Quaresima 2012).

 Cammina davanti a noi

Lei ha vissuto la santità come un camminare davanti a noi. “L’attenzione reciproca ha come scopo il mutuo spronarsi ad un amore effettivo sempre maggiore, <come la luce dell’alba, che aumenta lo splendore fino al meriggio> (Pr. 4,18), in attesa di vivere il giorno senza tramonto di Dio” (Benedetto XVI, Messaggio per la Quaresima 2012). Il suo camminare dinanzi è stato come un mostrarci la via. La Beata  M. Giuseppina non si è mai risparmiata, non ha conosciuto la scienza del calcolo: “Il mio riposo consiste nel servire, aiutare, sopportare”.

Solo chi decide di vivere il quotidiano in questo modo, da battistrada, può capire che la carità è il ministero dell’inquietudine e della felicità che si fa attenzione all’altro, del volto bagnato dalle lacrime della gioia e della sofferenza condivisa, il ministero della passione per il Regno che spinge la vita a tendere alla “misura alta” (Giovanni Paolo II, Lett. Ap., Novo millennio ineunte, 31).


07 giugno 2015

Anna di S. Bartolomeo, la vergine carmelitana con la lampada d'olio



"Il fatto che Giovanni vide sul monte Sion una schiera di vergini « seguire l’Agnello dovunque andasse » e udì « emettere un dolcissimo cantico che nessuno poteva comprendere », mostra chiaramente che presso Dio la pura verginità è considerata un modo di vivere certamente più conforme alla natura angelica che a quella umana. Senza dubbio all’interno dell’eletto gruppo delle Vergini prudenti, la venerabile serva di Dio Anna di San Bartolomeo, monaca professa dell’Ordine delle Carmelitane Scalze, discepola e compagna della Santa Madre Teresa, può essere giustamente riconosciuta come una che con la lampada fornita di olio andò incontro allo Sposo che tardava, e da lui che veniva fu trovata e riconosciuta pronta, degna di entrare con lui alle nozze. Come nella Riforma della Spiritualità Carmelitana Teresa sembrò un nuovo Elia, che ricondusse l’antico Ordine fondato dal Santo Profeta sul Monte Carmelo alla primitiva regola, così Anna fu vista come un nuovo Eliseo, lei che, accogliendo lo spirito della santa maestra e Madre legislatrice che spirava tra le sue braccia, portò a termine le opere iniziate da Teresa, le ampliò e compì cose mirabili nella propria vita.
Nella stessa regione in cui era nata Santa Teresa, entro i confini della Diocesi di Avila in Spagna, nel villaggio di Armendral, vicino alla città di Baldense, il 1° ottobre 1549 nacque la venerabile serva di Dio dai pii coniugi Ferdinando Garzia e Maria Mancanas; battezzata con l’acqua lustrale nella chiesa parrocchiale di quel villaggio, le fu dato il nome di Anna. Si racconta che durante la celebrazione del rito, sopra il fonte battesimale una celeste luce sfolgorò simile a quella di una stella, come per far conoscere ai presenti che quella bambina « era stata data come luce per illuminare le genti », per portare loro la salvezza. Educata religiosamente dai genitori, fin dall’infanzia brillò per fama di pietà e innocenza di vita. Infatti, la fanciulla, di indole non comune, più che nei giochi infantili era solita trascorrere il tempo nel silenzio e nella solitudine. Immersa nella contemplazione delle cose celesti, era attratta verso Dio da un ardente amore e, misericordiosa verso i poveri, cercava di provvedere alle loro necessità con un fervoroso esercizio della carità e sottraendo cibi dalla mensa". (dal testo di Benedetto XV che nel 1917 la proclamò beata)
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02 giugno 2015

Anima, cercati in me

« Alma, buscarte has en mí » 



Anima, cercati in me, 
E, cercami in te.
L’amore è arrivato a tanto,
a riprodurti in me, o Anima,
che nemmeno il più grande pittore
potrebbe, con tanto talento,
disegnare una tale immagine.
Per amore fosti creata,
bella, bellissima, e per questo
dipinta nelle mie viscere,
se ti perdessi, amata mia,
dovresti cercarti in me.
Perché so che troverai
nel fondo del mio cuore il tuo ritratto,
dipinto in modo così rassomigliante
che, vedendoti, ti rallegrerai
di vederti così splendidamente dipinta.
Se per caso, non sapessi
in quale luogo trovarmi,
non andare di qua e di là,
ma, se vuoi trovarmi,
cercami in te.
Poiché sei il mio focolare,
la mia casa, la mia dimora,
Chiamo, in ogni momento,
se trovo chiusa
la porta del tuo pensiero.
Fuori di te, non cercarmi,
poiché per trovarmi,
basta che mi chiami;
e a te verrò senz’indugio.
Cercami in te.

01 giugno 2015

Lasciamoci conquistare da Dio!

La morte dell’uomo vecchio, con tutte le sue passioni è la fase negativa di una realtà esaltante: la trasformazione in veri figli di Dio, figli nel Figlio Gesù Cristo. Dio è un fuoco che consuma e trasforma in sé tutto ciò che tocca. Egli brucia progressivamente le radici dell’uomo vecchio che noi saremmo incapaci di estirpare con le nostre sole forze e, dopo, ci trasforma in Sé. Capita, allora, qualcosa d’inaspettato: quand’eravamo ancora piuttosto lontani da Dio, la presenza del Signore nella preghiera poteva anche rappresentare un’esperienza di gran benessere, fisico e spirituale; quando, invece, Dio si fa vicino e ci avvolge, alla sua Luce vediamo con gran chiarezza tutte le tenebre che ancora abitano nel nostro cuore.  

Una cosa è, infatti, dormire placidamente accanto al fuoco, un’altra finirci dentro: allora, sì, che ci rendiamo conto, con molta concretezza, d’essere assai diversi da lui! Si tratta qui di un vero purgatorio in cui l’uomo lotta con Dio per essere preso e trasformato da Lui. La preghiera ci fa restare dentro questo fuoco con fiducia e abbandono. Siamo simili al bambino che impara a nuotare: più si agita, più va a fondo, mentre inizia a nuotare appena accetta di lasciarsi portare dalla corrente. L’unico atteggiamento valido è, quindi, quello di firmare in bianco e di lasciarsi portare da Dio. 

(dal Carmelo di Quart)

29 maggio 2015

29 maggio: memoria della B. Elia


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28 maggio 2015

Juntos andemos!

Dal sito della Curia Generalizia proponiamo questa intervista con il nostro padre Generale, Saverio Cannistrà:


Lo scorso 7 maggio il Capitolo Generale l'ha rieletto Preposito generale. Appena eletto qual'è stata la sua prima sensazione.

San Paolo dice che i desideri della carne sono in lotta con i desideri dello Spirito. Ho vissuto un po' questa lotta dentro di me. Non nascondo che c'era in me il desiderio di fuggire dalla fatica, la paura di non avere forze sufficienti per altri sei anni di servizio, la tentazione di riappropriarmi della mia vita. Ma su tutto questo ha prevalso una logica elementare: se sei anni fa ho detto di sì perché nella scelta dei fratelli ho visto l'espressione della volontà di Dio, non potevo adesso comportarmi diversamente. E così ho finito con l'accettare con molta pace questa nuova chiamata.

Dopo sei anni nel governo dell'Ordine immagino che affronterà questo compito in modo differente: l'esperienza del sessennio scorso in cosa la potrà aiutare.

Effettivamente, oggi vedo diversamente il lavoro che mi attende. Si tratta di proseguire in un cammino già intrapreso, conoscendo meglio le difficoltà che si presenteranno, ma anche le motivazioni che ci animano a percorrerlo.

È evidente che non si può dare un giudizio globale dell'Ordine senza tener conto di ogni circoscrizione, ma se mi è permesso, vorrei chiederle che ci parli in termini generali dell'Ordine. Come sta l'Ordine?

L'Ordine è vivo ed ha in sé una ricchezza e una fecondità, di cui forse non siamo del tutto consapevoli. Mi verrebbe da rispondere alla domanda con le parole di Gesù nel vangelo di Giovanni: l'Ordine dà frutto, ma proprio per questo ha bisogno di essere potato e coltivato perché dia più frutto.

Nella vecchia Europa la crisi vocazionale è una sfida. Il Carmelo Scalzo come la affronta?

Ci sono naturalmente reazioni differenti a questa crisi. A me sembra che la reazione più sana sia quella di lavorare su ciò che dipende da noi, come diceva santa Teresa: fare quel poco che dipende da noi, che in realtà non è affatto poco, poiché si tratta di vivere fino in fondo, nelle condizioni del mondo di oggi, la nostra vocazione di comunità oranti e fraterne. Nella misura in cui saremo capaci di fare questo lavoro su di noi, sono sicuro che saremo anche capaci affrontare e superare la crisi che attraversa la vita religiosa nel mondo occidentale.

Senza dubbio, i santi Carmelitani aiutano a rispondere.

Sì, la nostra "attualità", ossia la nostra rilevanza per il mondo di oggi dipende, in realtà, proprio dalla specificità del nostro carisma. La rilettura degli scritti di santa Teresa ci ha fatto scoprire, credo, che molti dei nostri problemi trovano risposte nell'esperienza di una donna che ha vissuto cinque secoli fa. Sono risposte non scontate, originali, che ci obbligano a scavare dentro di noi e dentro il nostro modo di vivere come singoli e come comunità.

Al contrario, l'Ordine sta crescendo in altre parti del mondo?

Sì, l'Ordine registra una crescita vertiginosa specialmente in Africa e in alcune zone dell'Asia. In altre regioni si nota, comunque, una buona tenuta e una certa stabilità.

Senza dubbio una sfida è entrare in dialogo con i giovani. Come farlo in questa società dove essi ricevono numerosi messaggi

Penso che la prima cosa da fare è ascoltare con attenzione i giovani, ascoltarli in profondità, al di là delle prime impressioni superficiali che il loro modo di parlare o di comunicare possono suscitare in noi più anziani. Vedo con chiarezza che quando un religioso o una religiosa ha questa capacità di "empatia", i giovani la percepiscono e rispondono con molto interesse e apertura.

Cambiamo argomento. La relazione delle Carmelitane Scalze ha impegnato varie giornate del Capitolo Generale. Lei ha dedicato loro diversi documenti in questo sessennio. Quali passi si compiranno nel prossimo sessennio?

La presenza delle nostre sorelle monache al Capitolo durante due giorni è stata non solo un atto di cortesia, ma un autentico incontro che ha dato luogo a un vero dialogo, in cui sono emerse convergenze e divergenze. Alla fine, le sorelle ci hanno invitato a proseguire in questo confronto, soprattutto al fine di lavorare insieme per la formazione permanente, che è - a mio parere - una delle sfide più importanti per la vita contemplativa.

Al Capitolo si è dato spazio all'ascolto delle relazioni dei laici. Un'altra sfida nei prossimi sei anni...

Abbiamo dedicato una giornata del Capitolo all'OCDS, con la presenza di alcuni membri provenienti da diverse nazioni. La realtà del laicato carmelitano è molto varia. Essere membri dell'Ordine secolare ha implicazioni piuttosto diverse a seconda delle regioni e delle culture. Credo, tuttavia, che per tutti si ponga la sfida di una seria assunzione di responsabilità in quanto laici membri della famiglia del Carmelo. Bisogna che i laici trovino il loro modo originale e specifico di vivere le varie dimensioni del carisma carmelitano, che ovviamente è diverso dal modo proprio di una comunità di frati o di monache.

Parlavamo prima di come arrivare ai giovani laici. Le chiedo dei formandi, concretamente del periodo della formazione

Dobbiamo insistere molto sulla formazione umana e cristiana, se non vogliamo che la formazione carmelitana sia una sorta di rivestimento esterno. Bisogna, in un certo senso, trovare il modo carmelitano-teresiano di formare la persona umanamente e cristianamente. Io sono convinto che nel patrimonio carismatico del Carmelo teresiano ci sono elementi sufficienti per impostare questo processo di maturazione a livello di conoscenza personale, di relazione con il Signore Gesù e di assunzione degli impegni propri della vita religiosa.

Ecco la statua di S. Teresa in tutto il suo splendore

Risvelata al pubblico il  27 maggio ecco la statua di S. Teresa della Chiesa a lei intitolata
a Napoli, 

25 maggio 2015

Oggi festa della carmelitana S. Maria Maddalena dei Pazzi

« Chi ama la Luce, possiede la Verità.
 Un mare è la Verità, un mare è il Verbo.
Chiunque aderisce alla Verità sta in questo mare ».  

24 maggio 2015

Una settimana per meditare con Tito Brandsma

Riprendiamo con una riflessione che ci accompagnerà per i prossimi giorni. 
Il testo che ci aiuta a proporre questa riflessione è del carmelitano di antica osservanza p. Kevin Alban. Egli ci parla della devozione mariana nel XX secolo, partendo da due figure carmelitane: Tito Brandsma e Edith Stein.
Per la settimana in corso, vorremmo riflettere insieme, seriamente, del nostro rapporto con il S: Rosario.
Partiamo da un brano del b. Tito Brandsma: 
"Lo scapolare e il Rosario dovrebbero essere stimati da noi; dovremmo anche riconoscerlo come preghiera-libri che c'insegnano come dobbiamo e possiamo parlare con nostra madre".
A questo proposito perché non rileggere:

1) la ROSARIUM VIRGINIS MARIAE di San Giovanni Paolo II

Guidati dalla voce di S. Giovanni Paolo


La fraternità dei Ponti Rossi ha condiviso con la comunità claustrale, sabato scorso, un momento di preghiera venerando la reliquia di San Giovanni Paolo II.
Si tratta di un lembo della maglietta intima intrisa di sangue per l'attentato del 13 maggio 1981. Con la reliquia viaggia anche la piccola statua che ritrae il santo abbracciato dalla Madonna di Jasna Gora.
L'accoglienza è stata preparata da noi dell'Ocds e la preghiera, con l'ascolto della Parola di Dio e di tre meditazioni di testi di Giovanni Paolo II è stata animata dalla fraternità e dalle monache, alternatesi nella lettura e nei canti. (clicca qui per leggere i testi)
E' stao ricordato quanto ilpap santo fosse legato al Carmelo (da giovane aveva pensato di farsi frate, indossò fino alla fine lo Scapolare e scrisse una tesi di San Giovanni della Croce).
Un momento particolarmente commovente c'è stato quando abbiamo riascoltato la voce di S. Giovanni Paolo II che recitava il Salmo 27, brano tratto dal CD "Abbà Pater"
 Il coro da cui le monache hanno seguito e animato la celebrazione



19 maggio 2015

Ai Ponti Rossi la reliquia di San Giovanni Paolo

Le carmelitane scalze del Monastero dei SS. Teresa e Giuseppe, ai Ponti Rossi e l’Ocds vivranno insieme due momenti di preghiera, sabato 23 maggio, accogliendo la Reliquia di San Giovanni Paolo II (h.10) e partecipando a un momento di Adorazione Eucaristica (h.16.30) nella Chiesa del Monastero. Il rito di accoglienza sarà animato dall’Ocds e dalle monache. Saremo in comunione con la Chiesa che per la vigilia della Pentecoste ha invitato a pregare per i martiri nostri contemporanei.