01 settembre 2014

“Cara sorella, facciamo tutto col motivo dell’amore, e niente ci parrà difficile, riflettendo che l’Amato altro non vuole che amore per amore, ed essendosi Egli dato tutto a noi, diamogli tutto il nostro cuore e vivremo contente” (S. Teresa Margherita Redi).

Oggi ricordiamo S. Teresa Margherita del Sacro Cuore (per la Liturgia delle Ore clicca qui) , altra carmelitana che ha mosso i propri passi dietro Teresa, imparando da lei a seguire i passi del Signore.

 Anna Maria Redi (il suo nome secolare) nasce ad Arezzo il 15 luglio del 1747. È la seconda di tredici figli. Cinque muoiono piccoli. I fratelli minori di Anna Maria si consacrano, come lei, a Dio. A nove anni è mandata nel Collegio di Santa Apollonia delle Benedettine di Firenze, dove, dal 1756 al 1763, riceve un’accurata educazione. Sente la chiamata alla vita religiosa. Ma la sua vita non sarà fra le Benedettine.Un’amica, infatti, le confida che sta per entrare nel monastero delle carmelitane scalze. La notizia colpisce Anna Maria. Quando compie 17 anni comunica la scelta: sarà carmelitana. Tutti ne sono sorpresi e, in particolare, le Benedettine del collegio.
Entra per un periodo di prova il 1° settembre 1764 dalle Carmelitane Scalze di Firenze. Poco prima di terminare il postulandato, esce dal monastero per essere operata al ginocchio. Rientra e veste l’abito carmelitano il 10 marzo 1765, facendo il proposito di vivere pienamente l’orazione, l’obbedienza e il silenzio. Fa la professione religiosa il 12 marzo del 1766, con il nome di Teresa Margherita del Cuore di Gesù.

Di temperamento focosa impara a controllarsi e a vivere un’ammirabile fedeltà sin dagli inizi. Dalla sua entrata al Carmelo la relazione con suo padre di un reciproco aiuto spirituale si approfondice. Ha pure una grande amicizia con una sorella della comunità per aiutarsi e impegnarsi ad essere migliori. La conoscenza del latino l’aiuta a comprendere i testi biblici e liturgici dilettandosi nel recitarli costantemente, volendo vivere la Regola del Carmelo meditando giorno e notte la Parola di Dio. Aveva una speciale simpatia per i testi di san Paolo, quali “la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio”.  Ha sempre in mente Cristo Crocifisso, “capitano dell’amore”, che tiene alto lo “stendardo della Croce”. Dagli esercizi del 1768 fa il proposito di amare sempre in ogni sua azione e di mantenersi unita alla volontà di Dio.

È perseverante nei piccoli servizi alle sorelle e non ammette mormorazioni o critiche. Esclama costantemente: “Dio è amore”. Vive in continuo rendimento di grazie: “Chiunque non crede e non si azzarda ad avvicinarsi a Dio, provi quanto è buono e generoso il nostro amorosissimo Dio”. Nell’esercizio della carità è squisita. Dal principio si offre nel prendersi cura delle consorelle anziane ed inferme perché vi vede Gesù Cristo. Nominata aiutante infermiera è molto richiesta dalle ammalate, anche quelle più difficili, inclusa una monaca demente e aggrressiva che tutte temono, mentre lei accudisce con grande pazienza e senza lamentarsi.

Alla fine della vita, patisce grandi aridità nella preghiera. Sperimenta ripugnanze, insensibilità, timori, tentazioni e repulsioni alla pratica delle virtù. Ma lei intensifica la fede con l’abbandono confidente in Dio, la recita dei salmi, frase bibliche o semplicemente la giaculatoria “Padre buono”.
Muore di appendecite il 7 marzo 1770.
Tra i testimoni della sua santità anche Ildelfonso di S. Luigi Gonzaga
Leggi qui la sua biografia

Dagli Scritti della santa:
«Sì, mio Dio, ad altro non voglio attendere
che a divenire una perfetta copia di Voi
e come la vostra vita altro non fu
che vita nascosta di umiliazione,
di amore e di sacrificio,
così da qui avanti ha da essere la mia;
perciò ora e per sempre
intendo di rinchiudermi nel vostro amabilissimo Cuore
come in un deserto,
per quivi farvi in Voi, con Voi e per Voi
questa vita nascosta d’amore e di sacrificio.
Poiché sapete che altro non brama
che di essere vittima del Sacro Cuor vostro,
consumata tutta in olocausto,
col fuoco del vostro santo Amore,
e perciò il vostro Cuore sarà l’altare
dove si ha da fare questa consumazione di me in Voi,
mio caro Sposo,
e Voi avete da essere il Sacerdote
che consumar deve questa vittima
cogli ardori del santo Cuor vostro.
Ma, mio Dio, quanto mi confondo,
vedendo quanto sia rea questa vittima
e indegna che ne accettiate il sacrificio,
ma confido che tutto resterà incenerito
in quel
divin Fuoco».
S. Teresa
Margherita del Sacro Cuore, carmelitana scalza

30 agosto 2014

Il Papa si rivolge padre Paolo ocd che aiutò i superstiti di Beslan

Il papa si rivolge al carmelitano scalzo che accolse i superstiti della strage di Beslan. Leggi l'articolo di Vatican Insider QUI

Riportiamo, qui di seguito la testimonianza di p. Paolo De Carli ocd, del maggio 2009

Beslan. Una cittadina nel Caucaso che forse non dice quasi più nulla alla maggior parte delle persone. Eppure il mondo si era fermato a guardare quello che lì accadeva all’inizio di settembre 2004. La scuola N° 1 di Beslan era stata presa d’assedio  dai terroristi che avevano fatto prigioniere circa un migliaio  di persone, soprattutto bambini. Dopo tre giorni l’epilogo, con  oltre 300 morti. Forse tutto sarebbe finito nel dimenticatoio anche per me se non fosse accaduto che proprio quei bambini e quelle famiglie hanno chiesto ospitalità al nostro convento di Trento per un periodo di riposo e di riabilitazione.

Ricordo che ci siamo trovati davanti ad un muro di dolore: una montagna difficile da scalare.
Ma la grazia della nostra compagnia (oltre 100 persone si sono alternate nel lavoro in quei 40 giorni) e l’aiuto saggio dell’equipe di psicologi di Padova ci hanno aiutato a realizzare un piccolo miracolo di guarigione. Quella montagna di dolore si è aperta e ci ha fatto entrare. E un po’ alla volta abbiamo rivisto il sorriso, la gioia di vivere, la forza di legami che si saldavano ancora tra di loro, la speranza per un futuro migliore.

Il lavoro iniziato a Trento è poi continuato nel tempo grazie a Sara, Betta, Fabia, le psicologhe di Padova che con appassionato desiderio hanno deciso di non abbandonare quelle persone al loro destino; e grazie al Presidente dell’associazione “Aiutateci a Salvare i Bambini”, Ennio Bordato, che ha cercato in tutti i modi la strada per realizzare questo aiuto, concretizzatosi con diversi viaggi e permanenze a Beslan per lavorare con l’istituzione scolastica. Ora, però, si concludeva questa fase.

Così mi hanno offerto l’opportunità di accompagnarli a Beslan, dal 17 al 20 maggio. 
Difficile raccontare quello che ho provato. Il dolore è ancora lì, grande, possente, che irrompe e travolge in ogni momento, anche nel bel mezzo di un pranzo, o della festa organizzata per noi a scuola. La strada che va dall’aeroporto alla città passa vicino al cimitero: la “città degli angeli” come la chiamano ora. Così siamo passati dalla gioia incontenibile del ritrovarci di nuovo dopo anni, al silenzio improvviso che  cala nel furgone su cui sono, per arrivare alle lacrime di dolore, loro e nostre, mentre deponiamo i fiori e ci aggiriamo tra le tombe di figli, amici, madri.

In quel dolore ora ci siamo anche noi. E insieme al dolore c’è la riconoscenza per quello che abbiamo dato. Ce lo ricordano spesso i nostri amici di Beslan che non ci hanno mai lasciato soli in quei tre giorni; ma ce lo ricorda Marina, la psicologa della nuova Scuola 1, il Sindaco della città, il “Presidente” della provincia, il vice-primo Ministro dell’Ossezia. Molte testimonianze del bene che come olio abbiamo versato su quelle piaghe, per guarirle. Si può banalmente pensare che la vita continua. Ma c’è modo e modo perché questo accada. Si può crescere coltivando un odio profondo e una voglia di vendetta. O si può crescere dicendo a sé e ai propri figli che non è giusto quello che è accaduto: per questo non deve più accadere.

Però, non sono solo loro a esprimere un grande grazie nei nostri confronti. Penso che anche  noi siamo chiamati a dire questo grande grazie a loro, perché ci hanno mostrato con la loro esperienza che l’ultima parola non può essere un odio che uccide o una morte che vince.
L’ultima parola è una parola che fa rinascere, che invoca la gioia, che costruisce il bene, che  dona la vita. “Vita”: il nome della bambina nata a Zalina poco più di due anni fa. Quando le ho chiesto cosa significava in russo, mi ha guardato e con un sorriso mi ha detto: “Vita! In italiano”.

È stato davvero un dono grande il viaggio a Beslan. “Spasiba Ennio” era il ritornello che spesso risuonava a Trento e a Beslan per ringraziare Ennio Bordato, Presidente di “Aiutateci a Salvare  i Bambini”. Davvero grazie Ennio per averci dato la possibilità di incontrare gli amici di Beslan e per questo viaggio. E grazie a Sara, Betta e Fabia (le psicologhe di Padova) per il grosso lavoro di questi anni: lavoro che ha mantenuto vivo il filo dell’incontro con gli amici di Beslan. (P. Paolo De Carli)
 
***                                               
Ricordiamo che l’assedio alla scuola Numero 1 di Beslan è stata un’esperienza altamente traumatica, con gravi conseguenze per i bambini superstiti e per l’intera comunità di Beslan. Il masssacro avvenne dieci anni fa fra il 1 e il 3 settembre: un gruppo di 32 ribelli fondamentalisti islamici e separatisti ceceni occupò l'edificio scolastico sequestrando circa 1200 persone fra adulti e bambini. Tre giorni dopo, quando le forze speciali russe fecero irruzione, fu l'inizio di un massacro che causò la morte di centinaia di persone, fra le quali 186 bambini, ed oltre 700 feriti. All’epoca padre Paolo De Carli era priore del Convento carmelitano delle Lastre, a Trento. Proprio la Provincia autonoma si fece promotrice dell’accoglienza di un gruppo di superstiti.
       

29 agosto 2014

Dal Carmelo di Haifa

Dal  sito delle carmelitane scalze di Haifa, che vivono nel Monastero del Monte Carmelo in Israele,vogliamo segnalarvi due iniziative:
_la prima il nuovo libro sulla beata Mariam di Gesù Crocifisso, la cui memoria liturgica abbiamo festeggiato lo scorso 25 agosto.
_ la seconda, un pdf scaricabile sull'apostolato di una carmelitana Suor Tarcisia vai qui
Collegandovi con il sito c'è la possibilità di lasciare intenzioni di preghiera e di vivere la preghiera in comunione spirituale con le sorelle claustrali.

26 agosto 2014

La dolce freccia

Riproponiamo la pagina dello scorso anno che è stata quella che ha avuto più contatti di visitatori on line. Ripercorre il giorno in cui Teresa di Gesù ebbe il dono della ferita nel cuore: ecco come lo descrive LEGGI
Alcuni suggerimenti per la Liturgia delle Ore qui

25 agosto 2014

Il Carmelo ricorda la "Piccola araba"

Oggi ricordiamo la B. Mariam di Gesù Crocifisso, carmelitana scalza di Betlemme, conosciuta nel mondo come "la piccola araba" (1846-1878)
Nata ad Abellin, piccolo villaggio situato tra Nazareth e il Monte Carmelo, e entrata nel Carmelo di Pau, ha partecipato alla fondazione del Carmelo di Mangalore in India e poi a quello di Betlemme dove è morta a 32 anni. E' la
«Piccola Teresa» del Medio Oriente, che ha approfondito molto il legame tra la vita di adorazione tipica del Carmelo claustrale e la Terra santificata dalla presenza del Signore.

Diceva «Si può vedere Gesù con gli occhi dello Spirito Santo». «L’uomo che non invoca lo Spirito Santo cammina nell’oscurità e non sa dove andare».  E ci lascia questa semplice preghiera:
Spirito santo ispirami,
Amore di Dio consumami!
Conducimi sulla retta via;
Maria, Madre mia, custodiscimi;
Con Gesù, benedicimi;
Liberami da ogni male,
da ogni illusione,
da ogni pericolo.
 Per pregare la liturgia di oggi vedi qui

24 agosto 2014

Nacque il 24 agosto il "Carmelo di Teresa"

All'ingresso del protomonastero della Riforma: San Josè di Avila
Oggi ricordiamo la fondazione del primo monastero della Riforma teresiana: San Giuseppe di Avila. E' il monastero da cui è nato il bellissimo cammino della spiritualità teresiana, partita da qui, diffusasi nelle altre fondazioni di Santa Teresa e giunto fino a noi che lo condividiamo con i padri e le suore claustrali.



 "Alpargatas" tipica calzatura carmelitana
PER APPROFONDIRE:
Un passo importante guidato da Chiara di Assisi: leggi
Quando suonò la prima campanella : leggi
 Il Monastero della Madre: leggi

23 agosto 2014

Pregare per la pace oggi come 500 anni fa

Allarme ebola a Istanbul
Ricoverata una 23enne italiana - See more at: http://www.rainews.it/#sthash.0quTy0tz.dpuf
Allarme ebola a Istanbul
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Oggi miliziani islamici Shebab hanno decapitato un autista keniota cristiano, dopo aver rapito un gruppo di commercianti nei pressi della località turistica di Lamu, in Kenya.



Gli ostaggi sono stati portati nella foresta di Boni. Gli jihadisti hanno liberato i tre musulmani e hanno decapitato l'autista poiché cristiano.
- See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Kenya-decapitato-autista-cristiano-da-miliziani-somali-Shebab-fa5c3e44-a485-42c3-b6f6-388d8d294bbb.html#sthash.XCrBy5lH.dpuf


"Il mondo è in fiamme; vogliono nuovamente condannare Cristo, come si dice, raccogliendo contro di lui mille testimonianze; vogliono denigrare la sua Chiesa, e dobbiamo sprecare il tempo nel chiedere cose che, se per caso Dio ce le concedesse, ci farebbero avere un’anima di meno in cielo? No, sorelle mie, non è il momento di trattare con Dio d’interessi di poca importanza (#SantaTeresa di Gesù, Cammino di perfezione 1,5)

19 agosto 2014

La piccola araba ci aiuta a pregare per la Pace

Il prossimo 25 agosto ricorderemo la memoria liturgica della piccola araba,carmelitana scalza di Betlemme, la b. Maria di Gesù Crocifisso. Cresce il numero dei pellegrini che visitano il luogo in cui sono seppellite le sue spoglie: vedi qui
A lei affidiamo la nostra preghiera per la Pace in tutti i luoghi della mondo in cui c'è un conflitto (vedi mappa).

18 agosto 2014

Tre carmelitani uccisi a Rochefort nel 1794

La croce di ciottoli che ricorda i martiri della Rivoluzione francese
I martiri nella rada di Rochefort, nel corso della rivoluzione francese cosiddetti martiri dei pontoni di Rochefort sono un gruppo di 64 tra sacerdoti e religiosi tenuti prigionieri su due vecchie navi (pontoni) ancorate al largo del porto di Rochefort e morti di stenti tra il 1794 e il 1795. Tra loro tre padri carmelitani Scalzi (per la biografia leggi qui)
Oggi, 18 agosto, si fa memoria liturgia dei nostri tre martiri: vedi qui Affidiamo alla loro intercessione tutti i martiri e i perseguitati per la fede che esistono nel mondo. Per approfondire questo tema consultare il dossier del quotidiano Avvenire: vedi qui

16 agosto 2014

Siamo anche su Twitter

La nostra fraternità di Napoli è presente sul Web anche con l'account di Twitter attraverso il quale cercherà di diffondere ancora le parole della santa Madre Teresa. Chi è iscritto a Twitter può interagire, seguendo l'account @suipassi, inviando esclusivamente frasi tratte dalle opere di Teresa d'Avila o su Teresa d'Avila. Per il testo nella foto del profilo è stato utilizzato il font che riproduce la scrittura di S. Teresa. Il logo in basso è quello della fraternità. Gli eventi che s'inizierà a programmare nella Provincia Napoletana saranno presentati anche in questa pagina, oltre che con iniziative editoriali ad hoc. Tra coloro che hanno iniziato a seguirci anche p. Roberto Fornara, il sito del V centenario e alcuni secolari. Far conoscere la santa Madre è il minimo che possiamo fare. Per questo i componenti della fraternità sono invitati a raccogliere frasi, pensieri, preghiere della nostra santa (brevi perché ogni tweet è di 140 caratteri) che provvederemo a inserire.



Cristo e i suoi poveri nel cuore della B. Maria Sagrario

La carmelitana scalza che ricordiamo oggi è Suor MAria Sagrario di San Luigi Gonzaga, al secolo Elvira Moragas Cantarero, nata a Lillo (Toledo) l’8 gennaio 1881. Elvira ricevette un’educazione e formazione umanistica dal padre, stimato farmacista. Proseguì e perfezionò nella scuola delle Mercedarie di San Fernando a Madrid. Frequentò gli studi superiori con ottimi risultati e si iscrisse alla Facoltà di Farmacia dell’Università madrilena. Unica donna fra 80-85 studenti, si laureaò con ottimi voti e cominciò ad aiutare suo padre nella farmacia ed alla sua morte, nel 1909, iniziò a gestirla personalmente, divenendo quasi sicuramente la seconda donna spagnola titolare di un’attività farmaceutica.
Elvira stabilì che il sabato fosse il giorno dedicato all’elemosina ai poveri proprio lì in farmacia e questa consuetudine durò per molto tempo anche dopo la guerra. Quando anche il fratello Ricardo si laureò in Farmacia, Elvira con il consiglio del suo direttore spirituale, il gesuita Maria Rubio Peralta, poi beatificato, decise di entrare nel monastero delle Carmelitane Scalze di Santa Ana y San José nel giugno 1915.
A dicembre dello stesso anno prese l’abito carmelitano cambiando il proprio nome in Maria Sagrario di S. Luigi Gonzaga. La notte di Natale del 1916 fece la sua prima professione e nell’Epifania del 1920 emise la professione solenne.
In convento continuò la sua opera di beneficenza di farmacista con l’aiuto del fratello Ricardo, divenuto titolare della farmacia.
Generosa, gioiosa e ben voluta fu anche all'interno della comunità carmelitana che la elesse priora nel triennio 1927-30. Il 1° luglio 1936 fu eletta di nuovo priora del monastero, pochi giorni prima che scoppiasse la famigerata Guerra Civile spagnola, che insanguinò la Nazione dal 1936 al 1939, mietendo solo fra i religiosi ben 7300 vittime; il 20 luglio la folla attaccò anche  il convento e le religiose cacciate in strada, Madre Sagrario non volle unirsi alla fuga del fratello da Madrid, per poter assistere meglio, per quel che poteva, le sue monache sparse per la città.
Trascorse tre settimane nascosta nella casa dei familiari di un’altra suora, il 14 agosto venne arrestata e portata nella prigione repubblicana di via Marqués del Riscal, famosa per le crudeltà che si facevano. Fu interrogata più volte, madre Sagrario non rispondeva e scrisse solo su un foglio “Viva Cristo Re” l’espressione dei martiri di quell’epoca insanguinata. Durante la notte fu rinchiusa nella Padrera de San Isidro e nelle prime ore del mattino fu fucilata, era il 15 agosto del 1936.
Il processo per la beatificazione du aperto dall’arcivescovo di Madrid nel 1962, che si sono conclusi con la solenne proclamazione da parte di S. Giovanni Paolo II in Piazza S. Pietro a Roma il 10 maggio 1998.
La Chiesa la ricorda il 15 Agosto, mentre i Carmelitani Scalzi ne fanno memoria il 16 Agosto.

Per chi recita la Liturgia delle Ore è conciderata in Italia un memoria facoltativa. Chi desidera comunque onorare la sua memoria e pregare con lei. Si fa riferimento alle indicazioni del Proprio della Liturgia delle Ore dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi. Vedi qui


C'è anche un sito, in lingua spagnola, dov'è possibile attingere altre notizie e anche foto (compresa quella poco dopo la fucilazione) della beata. Per consultarlo clicca QUI