27 luglio 2014

B. Soreth, padre delle monache e dei secolari carmelitani

Il B. Giovanni Soreth, di cui il Carmelo fa memoria il 28 luglio, nacque nei pressi della città di Caen, in Normandia, nel 1394. 
Nel convento carmelitano di questa città prese l'abito e nel 1440 fu eletto superiore della sua provincia religiosa di Francia, e dal 1451 fino alla morte che avvenne nel 1471 resse le sorti dell'Ordine come Priore generale.
Egli è ricordato come "riformatore", perché ebbe a cuore le sorti della spiritualità carmelitana, sentì forte l'esigenza di ricondurre l'Ordine allo splendore dell'osservanza regolare, in un periodo storico particolarmente critico.
Un secolo dopo avrebbero provato lo stesso zelo, Teresa d'Avila e Giovanni della Croce.
In questa attività egli agì su due direttrici: curare che venissero osservate la Regola e le Costituzioni, e introdurre nel maggior numero possibile di conventi l'"osservanza", nel suo carattere specifico di povertà e raccoglimento interiore ed esteriore. 

Altra sua attività fu quella relativa al sorgere delle monache carmelitane. Nel XV secolo Giovanni Soreth fondò in Spagna i monasteri di clausura per le monache carmelitane, introducendo dell'originario ordine eremitico anche le donne. Questo modo di vivere la consacrazione a Maria avrebbe permesso di "tendere a un'orazione continua, perseverante, ininterrotta". Fu anche l'iniziatore del Terz'Ordine carmelitano.  Morì ad Anger il 25 luglio 1471.  Fu beatificato da Pio IX nel 1866.
E' rappresentato con una pisside fra le mani poiché si racconta che durante una sommossa il popolo rubò le ostie consacrate e le sparse per terra. Lui le raccolse e le portò per custodirle in una chiesa carmelitana.

Lo ricordiamo, oggi, proprio per questo suo gesto con un pensiero della b. Candida dell'Eucaristia ocd
Anche da lontano penserò a Te, Amor Sacramentato! 
Cercherò d'intrattenermi con Te e di lanciarti dardi d'amore!

17 luglio 2014


16 luglio 2014

Una madre che ci riveste delle sue virtù

Oggi, in tutto il mondo, si celebra la Festa della B. Vergine Maria, Madre e Regina del Carmelo. Una giornata che ci invita a guardare alla Vergine Madre e poi discepola di Cristo, al suo atteggiamento di apertura al dono della vita e della fede che deve contrassegnare ciascuno di noi.
Non solo: Maria continua ad essere il modello di quella preghiera contemplativa che rapì Elia, come abbiamo visto nei giorni scorsi, dopo avere ascoltato il "suono di un sottile silenzio", sul monte Oreb. Maria è pure considerata la stella del mare, la piccola scala che che conduce a Gesù.
Così è ricordata nel Carmelo. Ma ciò non vuol dire che l'attenzione a Maria sia  chiusa nei chiostri dei conventi Carmelitani. Anche se ogni monaca dovrebbe esplodere di gioia per la vocazione di essere una piccola Maria, non è una prerogativa dei religiosi imitare Maria. La Vergine ci mostra tutto quello che possiamo fare per somigliarle.  Lo dice così bene Teresa di Gesù bambino!
 Possiamo e dobbiamo farlo anche noi dell'Ordine  secolare del carmelitani scalzi. Portare la nostra fede nella nostra quotidianità è una responsabilità  grande, ma è anche vero che "Dio non sceglie le persone capaci, ma rende capaci le persone che sceglie".  Non nascondiamoci dietro a un dito. Affidiamoci a Maria e facciamo, come direbbe S. Teresa di Gesù, "quel po' che dipende da noi"

O Maria, Madre e decoro del Carmelo, a te consacro oggi la mia
vita, quale piccolo tributo di gratitudine per le grazie che
attraverso la tua intercessione ho ricevuto da Dio. Tu guardi con
particolare benevolenza coloro che devotamente portano il tuo
Scapolare: ti supplico perciò di sostenere la mia fragilità con le
tue virtù, d'illuminare con la tua sapienza le tenebre della mia
mente, e di ridestare in me la fede, la speranza e la carità, perché
possa ogni giorno crescere nell'amore di Dio e nella devozione
verso di te. Lo Scapolare richiami su di me lo sguardo tuo
materno e la tua protezione nella lotta quotidiana, sì che possa
restare fedele al Figlio tuo Gesù e a te, evitando il peccato e
imitando le tue virtù. Desidero offrire a Dio, per le tue mani,
tutto il bene che mi riuscirà di compiere con la tua grazia; la tua
bontà mi ottenga il perdono dei peccati e una più sicura fedeltà al
Signore. O Madre amabilissima, il tuo amore mi ottenga che un
giorno sia concesso a me di mutare il tuo Scapolare con l'eterna
veste nuziale e di abitare con te e con i Santi del Carmelo nel
regno beato del Figlio tuo che vive e regna per tutti i secoli dei
secoli. Amen.
 

clicca qui  (e ringraziamo i secolari della Lombardia a cui ci stiam

15 luglio 2014

Dal mantello di Elia allo Scapolare - 9

di p. Raffaele Amendolagine
Continuiamo con la storia. Nel mille e duecento devono abbandonare quei luoghi. Occasione che fa realizzare un piano di Dio. L'Europa li attende e li abbraccia, ma non possono sfuggire alle trame del diavolo che "come leone ruggente" cerca di divorarli.
Devono lasciare la vita eremitica, e, ormai carichi di Dio, si sentono di poter trasmettere agli altri ciò che hanno preso dall'incontro con Dio. Nascono i conventi, parafulmini e rifugio nelle tempeste del mondo. La lotta per sopravvivere a volte è dura. Come vincere? Il silenzio, la preghiera e la contemplazione diventalo l' "armatura" per rafforzare la fiducia nell'intervento divino.
Maria segue i suoi fratelli e figli con attenzione, come alle nozze di Cana. Prega con loro e prega per loro. E Dio la manda a porgere anche fisicamente un'ancora di salvezza, una protezione tangibile.

Mille e duecento cinquantuno.
Mentre sembra affievolirsi la speranza di poter sopravvivere, il superiore generale, accompagnato dalle lacrime e suppliche dei suoi carmelitani, invoca Maria come "Fiore del Carmelo" (canto tradizionale dell'Ordine: "Flos Carmeli"). La Madre e sorella non si fa attendere, gli appare garantendo la fine delle persecuzioni e gli offre un segno della sua protezione, non solo temporanea, ma permanete per la vita presente e per quella futura. E' il suo manto. Anzi è l'abito già vestito dai carmelitani che prende tra le mani e lo trasforma in suo. "Ecco -dice- chi vivrà ricoperto da questo abito sentirà la mia protezione nella vita attuale e all'ingresso di quella futura". Per cui non solo sopravvivenza, ma vita eterna! Solleva, quasi sfilando lo scapolare del vegliardo generale, facendolo ricadere impreziosito da questa promessa. Non è più un pezzo di stoffa, ma caparra per la realizzazione di quanto offerto.

I religiosi cominciarono a venerare questa striscia di stoffa che scendeva sopra la tonaca dalle spalle a terra. Ancora oggi, lo baciano e gli prestano un vero e proprio culto: è l'abito della Madonna! Per motivi pratici e per non distaccarsene mai, fu nel tempo anche ridotto.
Col tempo la gente desiderò di esserne rivestita per partecipare agli stessi privilegi, nacquero così le confraternite del santo Scapolare.
Questa devozione è riconosciuta, approvata e incrementata da diversi Papi. Il primo fu Giovanni ventiduesimo (1316-1322) che la tradizione vuole sia stato anche il primo a sottolinearne la potenza, anche dopo la morte. Sembra che avvenne dopo un'apparizione della medesima Vergine Santissima, che gli avrebbe assicurato questa protezione aggiungendo che sarebbe discesa nel purgatorio per portare in Paradiso, il sabato dopo la morte, chi fosse stato rivestito di questo Scapolare. Quest'ultima promessa, chiamata "privilegio Sabatino", fece da allora invocare la Madonna del Carmine anche con il titolo "delle anime del Purgatorio".

Portare lo Scapolare o fare parte della sua confraternita realizza una specie di consacrazione al Vangelo. Ha due vantaggi: "portandolo" (mantenendolo, cioè, a portata di mano o di vista) è risveglia la memoria a vivere il messaggio di Gesù e, il più importante, la Madonna stessa garantisce un aiuto non solo a ricordarlo, ma a farlo mettere in pratica.
Non è un talismano, cioè un qualcosa che automaticamente fa ottenere ciò che la Madonna ha promesso, e neppure un semplice ornamento, tanto più che essendo di stoffa è grezzo e poco apprezzato. L'abito o il vestito della Madonna dovrebbe rappresentare le sue virtù delle quali si desidera essere rivestiti, cioè messe in pratica. Si riceve con questa aspirazione che deve crescere, la meta può essere racchiusa nell'espressione di una vita "con Maria e come Maria".
Sono suggerite alcune pie pratiche, prima fra tutte quella dell'ascolto del Signore "notte e giorno" attraverso il confronto con la Parola di Dio. Per arrivare a questo è necessaria la preghiera, quella oggi chiamata silenziosa o del cuore, che riesce, come il profeta Elia, a sentire Dio nel "mormorio di un soave silenzio". Maria, sorella e madre, è la guida. La sua vita e le sue virtù sono il tracciato da percorrere per arrivare a raggiungerla nel Regno dei cieli.

14 luglio 2014

A proposito di preghiera d'intercessione



Un giorno, una persona di mia conoscenza,  avendo visto dalla sarda che, nel cuore della notte, erano ancora accese le luci della cella, mi domandò: “ Padre, ma lei dorme di notte?” 
“Sì”, risposi. 
“E allora perché era accesa la luce alle tre della notte?”  

 “Vedi, aggiunsi, succede a me quello che capita ad un padre di famiglia. Quando il tuo bimbo di notte, preso da un dolore o da un cattivo sogno, piange, tu ti alzi, lo accogli nelle tue braccia e lo vai cullando, finché non ritrova nel sonno la sua pace. Ebbene, per grazia di Dio, anch’io vivo qualcosa del genere. Quando sento insistente il grido dell’umanità, le sue lacrime, il tormento delle sue pene, il pianto di una struggente nostalgia di bene, io mi alzo e con affetto mi piego sull’umanità sofferente, cullandola nella preghiera e attendendo che in Dio ritrovi la sua pace […] La paternità spirituale non è una parola vuota e nebulosa. [..] è sempre partecipazione all’unica paternità di Dio, così omogenea da costituire con Lui un cuor solo e da essere disposti a fare dono del meglio di sé. I fratelli diventeranno nostri figli, quando li ameremo con il cuore del Padre celeste.          
 Padre Maurizio di Gesù Bambino  carmelitano scalzo  

Maria Chiara. Chi più di un bimbo può incarnare l'amore di Dio?

Il 12 luglio scorso, giorno in cui come carmelitani scalzi ricordavamo la memoria liturgica di Zelia e Luigi Martin, genitori di santa Teresa di Gesù Bambino, abbiamo sperimentato con tanti altri carmelitani della nostra Provincia e di altre fraternità d'Italia, frati, monache, suore, sacerdoti e tantissimi amici di Twitter , una profonda comunione di preghiera.
Una di quelle preghiere che non sembra accontentarci, che lascia sì una ferita, ma anche tanta serenità.
Sì, dalla sera del 10 luglio abbiamo cominciato a pregare, in particolare, chiedendo proprio l'intercessione dei beati Martin, per la vita di Maria Chiara, una neonata che subito dopo essere venuta alla luce, ha dovuto subire un delicatissimo intervento al cuore. Chi più dei Martin che avevano perso ben quattro bambini in tenera età e che erano già stati intermediari per un miracolo a un neonato in difficoltà, potevano aiutarla?
Abbiamo seguito, grazie a don Andrea Mardegan, passo dopo passo il decorso post operatorio della prima notte. Abbiamo saputo che anche i genitori avevano cominciato a recitare la novena per i coniugi Martin e avevano messo accanto alla bambina una reliquia dei genitori di Teresina.
Dopo momenti alcuni momenti critici, Maria Chiara sembrava potercela fare, tanto che la mamma, Valeria, l'aveva ribattezzata "Piccola lottatrice". Giungevano, intanto, a noi e a don Andrea messaggi su messaggi. Molti dai laici carmelitani che chiedevano notizie e scrivevano parole di conforto per i genitori della piccola.  Tutti in preghiera per  Maria Chiara, tutti in attesa di una buona notizia.
Poi sabato dopo pranzo, la notizia che le sue condizioni erano peggiorate, rischiava un'ischemia, Alle 15,19 l'arresto cardiaco, il tentativo di rianimarla... Poi Gesù l'ha presa con sè. In un abbraccio che durerà per sempre.
La mamma e il papà hanno scritto a don Andrea, chiedendo di diffondere a  tutti quanti hanno pregato per la loro piccola questo pensiero
 "Sono poche le parole per esprimervi il nostro grazie per questa comunione che  abbiamo vissuto. Siamo in pace perchè lei è in pace. Maria Chiara veglierà sempre su tutti voi e le vostre famiglie. Sarà una preghiera costante da oggi in poi"
Domani a Verona, alle 16.30 i funerali. Forse, in rappresentanza dell'ocds ci sarà una nostra sorella della fraternità di Verona, a testimonianza che Maria Chiara era ed è per noi cara come un nostro familiare.
La piccola, come hanno ben espresso la mamma e il papà,  ci ha svelato il grande dono della comunione con Dio e fra noi, che è la forza della preghiera. Non possiamo azzardarci a spiegare quale mistero c'è in questa nascita e in questa morte a così breve distanza. Ma dev'essere qualcosa di meraviglioso se nel dolore, lascia tanta serenità a tenerezza. E chi più di un bambino può incarnare l'amore di Dio.
Stefania

Dal mantello di Elia allo Scapolare - 8

 di   p.Raffaele Amendolagine
Alberto di Gerusalemme dona la Regola
 Maria fosse Madre lo sapevano dal Vangelo, attraverso il racconto della consegna fatta a Giovanni ai piedi della croce: "Ecco tua Madre!", ma preferirono chiamarla "sorella" per mettere in risalto l'essere collaboratori, cioè "lavorare insieme" per il Regno dei Cieli. Così nacque il nome di "fratelli della Beata Vergine del Monte Carmelo"
Doppio titolo che li spinse a creare una cappella a lei dedicata, dove immergersi nel "mormorio di soave silenzio", cioè nella presenza di Dio, accompagnati da Maria.

Il gruppo rivisse lo spirito di Elia. Ripercorse la sua strada dall'Eucarestia, quel pane offerto al Profeta dall'angelo, all'invito di uscire dal ritiro nella grotta.
Si deve incontrare Dio! Fuori c'è quella nuvoletta, ormai permanente, che non solo indica la venuta della pioggia, ma la porta, basta non sottrarsi alla sua irrorazione.
E il manto? Sì, anche il manto ha la sua parte. Il profeta si coprì col manto dopo avere constatato la presenza di Dio; gli eremiti cercarono di rivestirsi delle virtù cristiane, allora dimenticate a causa delle guerre Crociate, che, seppure mosse dal buon fine di difendere la Terra Santa, univano i popoli nelle lotte armate, nell'astio, nell'odio, tappezzato di sangue. Si sentì nostalgia della pace, di un manto di pace che li potesse coprire, appartare e nascondere agli occhi del mondo per dedicarsi alla richiesta di pace nella preghiera.
Sì, mancava la pace e il primo a rimetterci era il cuore. Molti degli ospiti di quelle grotte venivano da battaglie, anche forse vinte, ma indeboliti spiritualmente. Cercavano Dio e la ricerca era fatta con la Sorella, la Vergine Maria, che sovrastava con la sua tenue ombra e che invitava a sentire quel "mormorio", silenzioso, impercettibile alle orecchie umane, ma fiamma ardente nel cuore.

Sono, diventano i carmelitani ai quali batte il cuore all'unisono con Maria. La sorella comunica ai fratelli l'ansia di Dio, lo zelo di Elia, che spinge a rafforzare la vita comunitaria del gruppo.
Si invita il Patriarca di Gerusalemme, Alberto, perché stili una norma di vita da fare approvare dal Papa. E' la regola sulla quale ancora oggi poggia la loro vita.
Ci sono, sì, dei suggerimenti pratici adatti a quei luoghi e a quei tempi, ma il fondamento è la Parola di Dio.
Il Vescovo esperto, oltre che nella conoscenza, nell'assimilazione del messaggio evangelico, in poche righe lo riassume, citando brevi tratti soprattutto del Vangelo e di san Paolo. E' l'esca per accendere il fuoco dell'amore di Dio. La fede è scudo. Il manto di Maria, madre e sorella, è protezione.
(8- continua)

13 luglio 2014

Oggi il Carmelo ricorda S. Teresa di Los Andes


Teresa de Los Andes, con il linguaggio della sua intensa vita, ci assicura che Dio esiste, che Dio è amore e gioia, che Dio è il nostro tutto.
Nacque a Santiago del Cile il 13 luglio 1900. 
 A 14 anni, ispirata da Dio, decise di consacrarsi a Lui come religiosa, e precisamente, come carmelitana scalza.
Il suo desiderio si realizzò il 7 maggio 1919, quando entrò nel piccolo monastero dello Spirito Santo, a Los Andes, a circa 90 km. da Santiago.
Il 14 ottobre dello stesso anno vestì l'abito di carmelitana, iniziando il suo noviziato con il nome di Teresa di Gesù.
Dopo molte sofferenze interiori ed indicibili patimenti fisici, causati da un violento attacco di tifo che consumò la sua vita, passò da questo mondo al Padre, la sera del 12 aprile 1920. Aveva ricevuto con grande fervore i sacramenti ed il 7 aprile aveva emesso la professione religiosa " in articulo mortis ". Le mancavano ancora 3 mesi per compiere 20 anni e 6 mesi per terminare il suo noviziato canonico e poter pronunciare la professione religiosa. Morì come novizia carmelitana scalza.
È stata beatificata a Santiago del Cile da Sua Santità Giovanni Paolo 11, il 3 aprile 1987. 1 suoi resti sono venerati nel Santuario di Auco-Rinconada de Los Andes da migliaia di pellegrini che cercano e trovano in lei consolazione, luce e via sicura verso Dio.
Santa Teresa di Gesù de Los Andes è la prima Santa cilena, la prima Santa carmelitana scalza fuori le frontiere d'Europa e la quarta Santa Teresa del Carmelo dopo le Sante Terese di Avila, di Firenze e di Lisieux.
(dalle notte del sito della Santa Sede)

Dal mantello di Elia allo Scapolare - 7

di p. Raffaele Amendolagine
Il monte Carmelo e il primo tempio dedicato a Maria
Dopo questi accostamenti e interpretazioni spirituali, eccoci a narrare la storia di un altro abito offerto da Maria con il medesimo significato e la medesima potenza impressa da Dio.  Devono passare più di mille anni.
Nel medesimo luogo, il Monte Carmelo (allora Palestina, oggi Israele), nei primi decenni del mille, troviamo alcuni uomini, che potremmo chiamare successori dei profeti.
Forse erano stati attirati dalla storia sopra descritta o comunque dalle tante citazioni della Bibbia su quei luoghi benedetti, considerati un meraviglioso giardino, quasi immagine, o addirittura angolo del paradiso terrestre.
Da quanto tempo esisteva questa successione di profeti non è dato saperlo. Di sicuro si sa che dalle grotte, attribuite alla scuola dei profeti del tempo di Elia, quelle persone erano passate alla costruzione di un vero e proprio monastero. Erano eremiti, ma non isolati, avevano una certa vita in comune. Soprattutto in comune era la meditazione "notte e giorno della legge del Signore" (Regola carmelitana), cioè della Parola di Dio.
Venivano dai più differenti paesi che si affacciavano sul mare Mediterraneo. Molte occasioni erano date dalle crociate di quei tempi.
Vegliando in preghiera il pensiero non poteva non fermarsi sulle vicende riportate dalla Bibbia su Elia, che li aveva preceduti nella fede e nello zelo per la gloria di Dio.
Preghiera e lavoro dei campi faceva elevare lo sguardo al cielo, quel cielo dove apparve la famosa nuvoletta "simile a mano di uomo".
Di chi era quella mano? Cosa poteva rappresentare quel piccolo segno che si sarebbe trasformato in pioggia benefica e abbondante? Così nacque l'interpretazione sulla Madre di Gesù che avrebbe irrorato la terra. Piccola ombra dell'onnipotenza di Dio Salvatore.
Da nube l'invocazione passò a "stella del mare" con il riflesso della Luce di Cristo, nato da lei, ma tanto vicina al mare della nostra vita. Vicina, ispiratrice e collaboratrice nella missione ricevuta da Dio che quegli eremiti volevano perpetuare, attraverso il distacco dal mondo e soprattutto l'unione intima e profonda con Gesù.
(7-continua)

12 luglio 2014

Dal mantello di Elia allo Scapolare - 6

di p. Raffaele Amendolagine
Prima di andare avanti per portare questo segno ai nostri giorni, diamo uno sguardo anche al Nuovo Testamento.
Quante volte nel Vangelo si parla di manto o mantello, o, semplicemente, di veste, panno, fasce!
Maria ne è la prima artefice. Avvolge Gesù, appena nato, in fasce. Chissà quante volte avrà coperto con la sua veste Gesù, da piccolo, stretto a sé! E con quanto amore l'avrà fatto! Avrà avvolto l'Amore con il suo amore materno. Uno scambio di amore fuso in quel gesto, in quella veste. Nella sacra famiglia chissà quante volte Maria avrà cucito per sé, per Giuseppe e per Gesù, ormai cresciuto, quello zinale o grembiule che dalle spalle scendeva sul petto fino alle gambe, per riparare il vestito da eventuali macchie inevitabili durante il lavoro! Si usava anche allora, anzi dai tempi antichi si chiamava "scapolare", perché scendeva giù dalle spalle o scapole. Anche allora con quanto amore!
Perché non ricordare quella donna malata che volle toccare la veste di Gesù per essere guarita? Anche quella veste l'aveva certamente fatta Maria: un'altra fusione di amore concretizzata
nel miracolo.

Poi, purtroppo, l'ultimo riferimento ci fa rivivere il momento più doloroso della vita di Gesù e della Madonna, la crocefissione: "gli tolsero le vesti, le divisero stracciandole, e la tunica, perché senza cuciture, la tirarono a sorte"… Senza cuciture! Immaginiamo le giornate di Maria, a Nazaret, intenta a tessere, comporre quell'abito, quelle vesti. Forse fu il primo abito di Maria finito fuori della famiglia, a gente che non si conosceva, addirittura a pagani. Maria lo vide, ma aveva altro da pensare in quei momenti. La tradizione vuole che, nonostante tutto, la potenza di Gesù, e perciò il suo amore, contagiasse coloro che ne erano diventati i nuovi possessori. L'abito di Maria arricchito dalla presenza di Gesù, che ne era stato avvolto, non poteva non produrre ciò che significava!
(6 -  continua)