L'attualità di Teresa

Chi conosce il temperamento attivo della santa, il suo umorismo, la sua capacità di sintonizzarsi con le persone più diverse per cultura e carattere, la sua attitudine creativa e organizzativa, si guarda bene dal classificarle tra le lontane isole dell’oceano umano. La sua personalità acquisterà allora dimensioni gigantesche, insospettate. Influirà su migliaia di persone di ogni classe, che seguiranno fedelmente le sue orme. Ballestrer M., Iniziazione alla meditazione profonda, Edizioni Messaggero

18 febbraio 2015

Un sussidio per la Quaresima

Per chi lo desidera è on line (clicca qui) un sussidio preparato dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) per tutta la Quaresima.
L'immagine che apre il sussidio è la Scala Santa che si trova a Roma in piazza San Giovanni in Laterano, proprio al lato della Basila, di fronte all'obelisco ( a sinistra per chi proviene da via Merulana). Il complesso edilizio custodisce la preziosa cappella dei Papi detta Sancta Sanctorum, ove si venera l'immagine del SS. Salvatore.
La Scala riprodurrebbe simbolicamente i 28 gradi che si presume Gesù abbia salito per raggiungere la sala dov'era Ponzio Pilato. La tradizione vuole che i 28 gradini della Scala Santa siano  gli stessi che Gesù salì nel Pretorio di Ponzio Pilato a Gerusalemme.
Portati a Roma da Santa Elena nel IV secolo, sono considerati così sacri che i fedeli li salgono sulle ginocchia pregando. peccati.

NOTIZIE PER CHI DESIDERA VISITARLA:
La cappella papale del Sancta Sanctorum è aperta dalle ore 9.30 alle 12.40 e dalle 15.00 alle 17.10, (escluse le domeniche e le feste), la visita è di circa 20 minuti.
 Per chi desidera visitare la cappella del Sancta Sanctorum il costo del biglietto è di € 3,50 a persona.
È possibile usufruire di una audioguida multimediale, (in italiano, inglese, spagnolo, francese, tedesco, € 5,00), che comprende anche l’entrata alla cappella del Sancta Sanctorum. Si è pregati di rivolgersi al personale che si trova all’ingresso della Scala Santa.
 La Scala Sancta è aperta dalle 6.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.10. Per pregare e salire in ginocchio la Scala Santa non occorre prenotazione : è gratis.
Solo per i gruppi (10-25 persone) che visitano il Sancta Sanctorum è necessario prenotarsi a: fax +39 06 772664219; cell: +39 3297511111, e-mail: info@scala-santa.it
S. Messe feriali ore 6,30-7,00-9,00-17,30.
S. Messe festive ore 7,30-9,30-11,30-17,30.

17 febbraio 2015

P. Alzinir: "Così Teresa ci guida per la Quaresima"

 Ecco un piccolo messaggio di Quaresima per voi dell'ocds. Saluti e in unione di preghiere per gli ammalati. Dio vi benedica.
p. Alzinir Debastiani


Clicca qui per scaricare il messaggio del nostro p. delegato generale

Entriamo in punta di piedi nella Quaresima

Per cominciare questi 40 giorni di "esercizi spirituali" (così almeno dovrebbero essere idealmente) vorremmo offrire alcuni strumenti:
  1.  Alla fine della pagina troverete la possibilità di scaricare  il Messaggio per la Quaresima del Papa e il libretto della celebrazione per chi (dopo essere andato a Messa o per chi è ammalato e può soltanto seguire la celebrazione in televisione), avrà la possibilità di seguire la Cerimonia delle Ceneri presieduta dal Papa.
  2. Una riflessione fatta dal Papa durante una celebrazione eucaristica, nella quale ha rappresentato la nostra vita come un cammino alla ricerca della nostra identità. E per spiegarsi con un esempio ha citato la figura del nostro padre Elia.
Ecco il passaggio che "ci riguarda":
Per conoscere la nostra vera identità non possiamo essere «cristiani seduti» ma dobbiamo avere il «coraggio di metterci sempre in cammino per cercare il volto del Signore», perché noi siamo «immagine di Dio». Nella messa celebrata a Santa Marta martedì 10 febbraio, Papa Francesco, commentando la prima lettura liturgica — il racconto della creazione nel libro della Genesi (1, 20 - 2, 4) — ha riflettuto su una domanda essenziale per ogni persona: «Chi sono io?».
La nostra «carta d’identità», ha detto il Papa, si ritrova nel fatto che gli uomini sono stati creati «all’immagine, secondo la somiglianza di Dio». Ma allora, ha aggiunto, «la domanda che noi possiamo farci è: Come conosco, io, l’immagine di Dio? Come so com’è lui per sapere come sono io? Dove trovo l’immagine di Dio?». La risposta si trova «certamente non sul computer, non nelle enciclopedie, non nei libri», perché «non c’è un catalogo dove c’è l’immagine di Dio». C’è solo un modo «per trovare l’immagine di Dio, che è la mia identità» ed è quello di mettersi in cammino: «Se non ci mettiamo in cammino, mai potremo conoscere il volto di Dio».
Questo desiderio di conoscenza si ritrova anche nell’Antico testamento. I salmisti, ha fatto notare Francesco, «tante volte dicono: io voglio conoscere il tuo volto»; e «anche Mosè una volta l’ha detto al Signore». Ma in realtà «non è facile, perché mettersi in cammino significa lasciare tante sicurezze, tante opinioni di come è l’immagine di Dio, e cercarlo». Significa, in altri termini, «lasciare che Dio, la vita, ci metta alla prova», significa «rischiare», perché «soltanto così si può arrivare a conoscere il volto di Dio, l’immagine di Dio: mettendosi in cammino».
Il Papa ha attinto ancora all’Antico testamento per ricordare che «così ha fatto il popolo di Dio, così hanno fatto i profeti». Per esempio «il grande Elia: dopo aver vinto e purificato la fede di Israele, lui sente la minaccia di quella regina e ha paura e non sa cosa fare. Si mette in cammino. E a un certo punto, preferisce morire». Ma Dio «lo chiama, gli dà da mangiare, da bere e dice: continua a camminare». Così Elia «arriva al monte e lì trova Dio». Il suo è stato dunque «un lungo cammino, un cammino penoso, un cammino difficile», ma ci insegna che «chi non si mette in cammino, mai conoscerà l’immagine di Dio, mai troverà il volto di Dio». È una lezione per tutti noi: «i cristiani seduti, i cristiani quieti — ha affermato il Pontefice — non conosceranno il volto di Dio»


Il Messaggio integrale per la Quaresima 2015 di Papa Francesco



Il libretto da scaricare per seguire la cerimonia delle Ceneri presieduta dal Papa, in onda il 18  febbraio su TV2000 dalle ore 16 ( nella Chiesa di Sant'Anselmo la Statio e processione penitenziale poi dalla Basilica di Santa Sabina, ore 17.00 andrà in onda la Santa Messa, benedizione e imposizione delle Ceneri)




10 febbraio 2015

Dal 26 febbraio a Maddaloni il convegno sulla direzione spirituale

MADDALONI (Caserta) – Ricordiamo che c'è ancora una settimana di tempo per prenotarsi  e partecipare al convegno che si terrà a Maddaloni, dal 26 al 28 febbraio 2015: “L’accompagnamento spirituale e il discernimento”.
L’evento, promosso dal Centro di Spiritualità dei Padri Carmelitani Scalzi di Maddaloni, in piazza Umberto I, n. 10  è aperto a tutti, non solo ai consacrati, ed è dedicato, come accennato, all’accompagnamento spirituale.
 
“Per il nostro cammino di fede e un autentico discernimento vocazionale è fondamentale l’accompagnamento spirituale – si legge del depliant divulgativo - Si tratta di avere accanto una persona di fede, con cui poter parlare in profondità e confidenza della propria vita, della propria fede, delle domande che ci si porta dentro… dei passi che si compiono nella maturazione cristiana e umana, nella progressiva comprensione della propria chiamata”.
 

08 febbraio 2015

Un convegno su Teresa di Gesù

Alla vigilia del "compleanno" della nostra Santa Madre Teresa ,
la Provincia Napoletana dei Carmelitani Scalzi e la Pontificia Facoltà teologica dell'Italia Meridionale organizzano per il 26 e 27 marzo un convegno per approfondire alcuni aspetti della figura di Teresa di Gesù.

La mistica carmelitana in "Ecco sto alla porta e busso"




Se la vocazione dell'uomo è giungere all'unione con Dio, certamente il Carmelo  offre un cammino molto particolare, animato dal desiderio dell'anima-sposa di congiungersi all'Amato-Sposo. Questo aspetto è approfondito in una delle relazioni pubblicate in  “Ecco sto sulla porta e busso” la raccolta degli atti del primo convegno internazionale di mistica svoltosi ad Assisi dal 5 all’8 settembre 2013. Il volume, riporta gli interventi di esperti intervenuti per approfondire teologia del vissuto spirituale (Domenico Sorrentino),  santità e mistica (Josè Saraiva Martins), vita cristiana come vita nello spirito (Benigno Papa, ofmcap), mistica nella tradizione orientale (Yannis Spiteris, ofmcap) vissuto mistico in Europa (Giovanni D’Ercole Fdp), legame fra mistica e cultura (Lorenzo Chiarinelli), la figura di Maria come espressione della mistica della ferialità (Lucio Angelo Renna, ocarm), mistica ecclesiale (Raffaele Farina, sdb). Altri interventi ci offrono una visione d’insieme sulla scuola domenicana (Marco Salvioli op) e su quella francescana (Raffaele Di Muro, ofmconv), sulla Schola Caritatis Cistercense (Sr.  Augusta Tescari, ocso), sulla scuola ignaziana (Carlo Colonna, sj) e sulla scuola mistica carmelitana (Luigi Borriello,ocd).  Si tratta di un interessante percorso, proposto con un attenzione particolare al linguaggio mistico in tutte le sue forme.

 “Ecco sto sulla porta e busso
Atti del I Convegno Internazionale di mistica
A cura di Maria Rosaria Del Genio e Raffaele Di Muro
Libreria Editrice Vaticana € 24,00

04 febbraio 2015

Accendiamo insieme una luce contro la tratta?



Siamo chiamati anche noi secolari a pregare e riflettere contro la tratta delle persone: questo l’obiettivo della Prima Giornata internazionale  contro la tratta di persone, in programma l’8 febbraio, sul tema: "Accendi una luce contro la tratta". La Giornata, presentata ieri con una conferenza stampa in Vaticano, che si celebra nel giorno della festa di Santa Giuseppina Bakhita, schiava sudanese, liberata e divenuta religiosa canossiana, canonizzata nel Duemila, è promossa dalle Unioni internazionali femminili e maschili dei Superiori/e Generali (UISG e USG), e patrocinata dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti e dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

Le ultime stime pubblicate dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) nel 2014 affermano che nel mondo ci sono circa 21 milioni di persone in situazione di traffico di persone, e si
stima che ogni anno vengano trafficate da 700.000 a 2 milioni di persone.
Come ha spiegato suor Gabriella Bottani, SMC, nella conferenza stampa di presentazione della Giornata, siamo invitati a pregare e riflettere per: vedere meglio il cammino da percorrere insieme; rischiarare il buio causato da tutto ciò che sfrutta la vita per fini di lucro; ridare speranza a chi vive il dramma della tratta, perché scopra di non essere solo; trasformare mente e cuore, rompendo la superficialità e l’indifferenza che ci impedisce di riconoscere l’altra persona come fratello e sorella; ritrovare la forza di un’azione collettiva; riconoscere e rimuovere le cause che sostengono la tratta di persone in tutte le sue modalità; sostenere il nostro impegno a favore della libertà e della dignità della persona; vivere la mistica e la profezia dell’azione di Dio nella storia.


 

01 febbraio 2015

Il Commento di Teresa al Cantico dei Cantici

Nel febbraio del 1566 Santa Teresa di Gesù scrive la sua prima redazione del commento al "Cantico dei Cantici": Meditazioni sul Cantico dei Cantici è un libro quasi clandestino perché l'Inquisizione ne impose la distruzione, come sappiamo dai resoconti del processo di beatificazione  la santa fu, infatti, più volte invitata a darlo alle fiamme.
Ma Teresa vuole raccontare alle consorelle del Carmelo «cosa accade tra l'anima e Dio»: e l'incontro col più grande poema d'amore presente nella Bibbia per lei, come per Santa Chiara e per San Giovanni della Croce, rappresenta il modo più naturale per tradurre ciò che sarebbe indicibile a parole umane.

22 gennaio 2015


12 gennaio 2015

Le nostre preghiere fino ad Avila


Consegnate al vicario generale dell’Ordine del Carmelitani Scalzi, P. Emilio Martinez, durante la sua visita al monastero dei Ponti Rossi lo scorso 8 dicembre, le lettere lasciate dai fedeli nel corso della Peregrinatio delle Reliquie sono state portate nei giorni scorsi nella stanza che ha visto nascere  Santa Teresa, ricostruita (vedi foto qui accanto) come un piccolo museo, in occasione del V centenario dalla nascita della santa castigliana, compatrona di Napoli.
Intanto le sue reliquie continuano a girare per le Chiese della Campania: saranno esposte dal 22 al 25 gennaio nella parrocchia Sacra Famiglia di Lago Patria.

29 dicembre 2014

Un Bambino che svela il senso della vita


Messaggio natalizio di P. Saverio Cannistrà, Prepósito Generale

Nel mistero del Natale Dio chiede accoglienza all'uomo. Bussa alla porta della nostra casa, del nostro mondo, del nostro quotidiano mestiere di vivere: vuole entrare, prendere un posto là dove siamo noi, le nostre cose, i nostri pensieri, i nostri affetti, proprio come fa ogni figlio dell'uomo che viene alla luce, ogni ospite (voluto o non voluto) che si presenta a casa nostra. L'uomo chiede sempre all'altro uomo di fargli spazio e di dargli tempo: senza di questo non può vivere. E il miracolo del Natale è questo: se Dio si fa uomo, allora Dio ha bisogno che l'uomo si prenda cura di lui. Ciò, per quanto paradossale e contrario a qualunque idea naturale o filosofica di Dio, tuttavia è ancora comprensibile. Ciò che forse risulta più difficile da capire è che questa accoglienza è anche la definizione della salvezza dell'uomo. L'uomo si salva nel momento in cui si prende cura di Dio. Accogliendo il Dio fatto uomo, l'uomo accoglie se stesso, si accoglie nel modo più vero e radicale, riesce finalmente ad amarsi.
Sì, perché il problema è che l'uomo non si ama affatto e non si prende affatto cura di sé. Quando nel vangelo di Luca leggiamo che "per lui (per loro) non c'era posto nell'alloggio" o nel vangelo di Giovanni che "venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto", è proprio dell'uomo che si sta parlando. È questa la prima e fondamentale illuminazione del Natale: scopriamo che nelle nostre vite e nei nostri alloggi, nelle nostre menti e nei nostri cuori, non c'è posto per noi stessi, per ciò che veramente siamo, per quell'incessante dinamismo che è l'uomo, per il suo infinito potenziale di amore. Tutto è già occupato, tutto è già prenotato, un po' come le nostre agende o i nostri calendari prima ancora che cominci il nuovo anno.
E di che cosa è fatto questo uomo che ci chiede di entrare e di trovare posto in noi? Mi pare che la Parola di Dio, a leggerla tra le righe, ci dia non pochi elementi per ricostruirne la fisionomia e per comprenderne la natura.
Il primo elemento è il tempo. È un uomo che è fatto di tempo, che ha bisogno di tempo. Ha bisogno di quasi un anno per imparare a camminare, di più di un anno per imparare a parlare, e poi di altri anni per imparare a leggere, a scrivere, a lavorare... Gesù passa trent'anni a Nazareth, crescendo in età, sapienza e grazia. Tanti giorni, mesi, anni, che non sono uguali gli uni agli altri, ma sono passi che si succedono, e uno è conseguenza dell'altro. Il tempo non si ripete, va avanti, noi diciamo "inesorabilmente", e invece no: va avanti beneficamente, salutarmente. Mi domando se abbiamo ancora questo senso del tempo dell'esistenza, del suo "distendersi", che è in realtà apertura di cammino, o se invece siamo compressi nell'istante, tanti istanti, ciascuno identico all'altro, senza progressione, senza orientamento, l'uno accumulato, sovraimpresso sull'altro.
Abbiamo fretta di vedere i risultati, di possedere beni tangibili, che in realtà sono solo immagini effimere, fatte della stessa materia dei sogni. Il Dio che si fa uomo ci chiede di accogliere l'uomo con i suoi tempi, con il suo lento crescere e maturare.
Il Dio che entra nella nostra vita è anche l'uomo che ha in sé spazi e paesaggi interiori. La nascita di Gesù è circondata da una serie di esperienze fatte in solitudine e nell'interiorità. I vangeli parlano di angeli, cioè di annunci che raggiungono Maria nella sua attesa, Giuseppe nel suo interrogarsi, i pastori nel loro vegliare notturno. E di tutte queste persone si dice che scoprirono una realtà diversa, nascosta agli occhi del mondo, ma generatrice di vita, di luce, di speranza nuova. "Furono pieni di gioia e di Spirito", secondo l'espressione cara al vangelo di Luca. Gioia e Spirito scaturiscono dal di dentro, come da una sorgente che sgorga dalle profondità della roccia. L'uomo è fatto di questa roccia: c'è in lui qualcosa di molto solido, di molto resistente. Ma abbiamo spazio per questa solidità nel nostro mondo, che ormai ci siamo abituati a definire "liquido"? Vogliamo essere solidi? Vogliamo veramente resistere a venti e correnti di costanti sollecitazioni, distrazioni, tentazioni? Lo stare ancorati non ci fa piuttosto paura, quando tutto sembra lasciarsi andare a una dolce deriva? Eppure la fede è stare fermi, la fedeltà è stare fermi, la pace è stare fermi, non nel senso di una inerzia o di una staticità cimiteriale, ma nel senso di un radicarsi in profondità in qualcosa che rimane vero, consistente e affidabile, nonostante tutto. È la Parola, il Logos da cui proveniamo, ma "il mondo non l'ha riconosciuto". Troppe parole, troppi sensi, troppi paradisi ci attraggono.
E infine quest'uomo che chiede di essere accolto e riconosciuto è fatto di carne: il Verbo si è fatto carne. Dice così il vangelo di Giovanni. Non dice: si è fatto uomo, ma si è fatto carne, pur sapendo che carne significa qualcosa di corruttibile, di vulnerabile, di fragile. La carne sente freddo e caldo, sente fame e sete, sente stanchezza e sonno. La carne sente desideri e passioni. La carne freme, trema, sanguina. Ma anche riceve carezze e abbracci, si riscalda al fuoco e si gode la brezza del mare, viene unta di oli profumati e fasciata di lini. La carne non è una realtà che si prende in considerazione solo sotto il profilo della scienza medica o della passione erotica. La carne sono io: è il mio sentire, il mio reagire al mondo in cui vivo, la mia condizione terrena, dalla quale cerchiamo di proteggerci, di sfuggire gnosticamente. Parliamo ormai di uomo o di società postumana o postmortale, inseguendo un ideale di uomo-macchina, i cui pezzi possono essere sostituiti o trasformati. Forse non ci rendiamo conto di quanto questa visione si stia impadronendo sottilmente delle nostre menti, allontanandoci ogni giorno di più dal corpo di carne di cui siamo fatti e che custodisce il nostro essere più vero. Perché è il corpo il vero soggetto della vita spirituale, e niente più del mistero dell'Incarnazione ce lo ricorda e ce lo fa meditare. Non disprezziamo il corpo, non diventiamo gnostici, altrimenti con il corpo perderemo anche lo spirito. È il corpo di Gesù che ci viene messo tra le mani, perché lo accogliamo e con esso accogliamo anche i nostri corpi, con la loro storia, le loro ferite, le loro emozioni, le loro fragilità. Corpi che ci chiedono di prenderci cura di loro non solo andando dal medico, ma ascoltandoli fino in fondo, vivendo e assaporando fino in fondo la verità del nostro essere al mondo.
Per questo Dio è venuto nel mondo, perché imparassimo a starci, in verità e grazia, senza fughe, ma anche senza catene: liberi, come solo gli uomini possono diventarlo quando imparano ad essere veramente umani.