02 aprile 2016

La vocazione di Fra' Lorenzo: amare Dio

«Io sono entrato in convento solo per amor di Dio. L’ho fatto solo per Lui. Che io sia dannato o salvato, voglio continuare ad agire puramente per amor di Dio. Qualsiasi cosa succeda alla fine, ci avrò guadagnato almeno questo: d’aver fatto del mio meglio per amarlo fino all’ultimo giorno di vita».
Fra Lorenzo della Risurrezione ocd

28 marzo 2016

Raccontaci Maria....

“Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?” 
visitando, all’alba del terzo giorno, la tomba,
il luogo dove era stato sepolto.
Raccontaci, Maria di Magdala, tu che hai tanto amato.
Ecco, hai trovato la tomba vuota:
Sepulcrum Christi viventis,
et gloriam vidi Resurgentis
”.
Il Signore vive! Ho visto il Risorto.
Angelicos testes, sudarium et vestes”.

Testo preso da: Il Commento di Giovanni Paolo II alla sequenza "Victimae Paschali" 


A chi si mostra per primo Gesù? Appare alle donne. A quelle donne uscite di corsa e di nascosto, per onorare il suo corpo; a quelle donne impaurite e deluse perché anche il corpo del Maestro non c'è più? Eppure in loro c’è un misto di paura e di gioia. E' a questo punto che Gesù stesso va incontro loro e dice: “Rallegratevi!” 
Sono le donne a fare per prime esperienza del mistero della Risurrezione. Non ebbero dubbi: si prostrarono ed adorarono. 

27 marzo 2016

Auguri dei fratelli e delle sorelle carmelitane


Sr. Cristiana Dobner e la comunità di Concenedo




AUGURI, BUONA SANTA PASQUA.
I PADRI CARMELITANI DI ARENZANO





Dio onnipotente ed eterno, che hai rinnovato il mondo con la gloriosa morte e risurrezione del tuo Cristo,  conserva in noi l'opera della tua misericordia, perché la partecipazione a questo grande mistero 
ci consacri per sempre al tuo servizio.
(Dalla Liturgia del Venerdì Santo)

Buona Pasqua di Risurrezione
 Marisa
Ordine Secolare Carmelitano Teresiano

Segreteria della Provincia Lombarda OCDS


A tutti gli amici, partecipanti e simpatizzanti dei week end di Arcetri 
la comunità dei religiosi invia auguri per una felice e Santa Pasqua.
Con l'occasione si ricorda che il prossimo week end si terrà il 16 ed il 17 Aprile 
ed avrà per argomento "La Misericordia di Dio di generazione in generazione". 
Sarà tenuto da Cristiana Cucinotta, OCDS dottore in letteratura medioevale.
Buona Pasqua.
La comunità di Arcetri 

Tantissimi auguri


26 marzo 2016

Il giorno del silenzio e del nascondimento

Da una meditazione del Papa Emerito Benedetto XVI sul Sabato Santo

"Il nascondimento di Dio in questo mondo costituisce il vero mistero del Sabato santo, mistero accennato già nelle parole enigmatiche secondo cui Gesù è «disceso all’inferno». Nello stesso tempo l’esperienza del nostro tempo ci ha offerto un approccio completamente nuovo al Sabato santo, giacché il nascondimento di Dio nel mondo che gli appartiene e che dovrebbe con mille lingue annunciare il suo nome, l’esperienza dell’impotenza di Dio che è tuttavia l’onnipotente – questa è l’esperienza e la miseria del nostro tempo. 
Ma anche se il Sabato santo in tal modo ci si è avvicinato profondamente, anche se noi comprendiamo il Dio del Sabato santo più della manifestazione potente di Dio in mezzo ai tuoni e ai lampi, di cui parla il Vecchio Testamento, rimane tuttavia insoluta la questione di sapere che cosa si intende veramente quando si dice in maniera misteriosa che Gesù «è disceso all’inferno». Diciamolo con tutta chiarezza: nessuno è in grado di spiegarlo veramente. Né diventa più chiaro dicendo che qui inferno è una cattiva traduzione della parola ebraica shêol, che sta a indicare semplicemente tutto il regno dei morti, e quindi la formula vorrebbe originariamente dire soltanto che Gesù è disceso nella profondità della morte, è realmente morto e ha partecipato all’abisso del nostro destino di morte. Infatti sorge allora la domanda: che cos’è realmente la morte e che cosa accade effettivamente quando si scende nella profondità della morte? Dobbiamo qui porre attenzione al fatto che la morte non è più la stessa cosa dopo che Cristo l’ha subita, dopo che egli l’ha accettata e penetrata, così come la vita, l’essere umano, non sono più la stessa cosa dopo che in Cristo la natura umana poté ve­nire a contatto, e di fatto venne, con l’essere proprio di Dio. Prima la morte era soltanto morte, separazione dal paese dei viventi e, anche se con diversa profondità, qualcosa come “inferno”, lato notturno dell’esistere, buio impenetrabile. 

Adesso però la morte è anche vita e quando noi oltrepassiamo la glaciale solitudine della soglia della morte, ci incontriamo sempre nuovamente con colui che è la vita, che è voluto divenire il compagno della nostra solitudine ultima e che, nella solitudine mortale della sua angoscia nell’orto degli ulivi e del suo grido sulla croce «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?», è divenuto partecipe delle nostre solitudini. Se un bambino si dovesse avventurare da solo nella notte buia attraverso un bosco, avrebbe paura anche se gli si dimostrasse centinaia di volte che non c’è alcun pericolo. Egli non ha paura di qualcosa di determinato, a cui si può dare un nome, ma nel buio sperimenta l’insicurezza, la condizione di orfano, il carattere sinistro dell’esistenza in sé. Solo una voce umana potrebbe consolarlo; solo la mano di una persona cara potrebbe cacciare via come un brutto sogno l’angoscia. 

C’è un’angoscia – quella vera, annidata nella profondità delle nostre solitudini – che non può essere superata mediante la ragione, ma solo con la presenza di una persona che ci ama. Quest’angoscia infatti non ha un oggetto a cui si possa dare un nome, ma è solo l’espressione terribile della nostra solitudine ultima. Chi non ha sentito la sensazione spaventosa di questa condizione di abbandono? Chi non avvertirebbe il miracolo santo e consolatore suscitato in questi frangenti da una parola di affetto? Laddove però si ha una solitudine tale che non può essere più raggiunta dalla parola trasformatrice dell’amore, allora noi parliamo di inferno. E noi sappiamo che non pochi uomini del nostro tempo, apparentemente così ottimistico, sono dell’avviso che ogni incontro rimane in superficie, che nessun uomo ha accesso all'ultima e vera profondità dell’altro e che quindi nel fondo ultimo di ogni esistenza giace la disperazione, anzi l’inferno. 

Jean-Paul Sartre ha espresso questo poeticamente in un suo dramma e nello stesso tempo ha esposto il nucleo della sua dottrina sull’uomo. Una cosa è certa: c’è una notte nel cui buio abbandono non penetra alcuna parola di conforto, una porta che noi dobbiamo oltrepassare in solitudine assoluta: la porta della morte. Tutta l’angoscia di questo mondo è in ultima analisi l’angoscia provocata da questa solitudine. Per questo motivo nel Vecchio Testamento il termine per indicare il regno dei morti era identico a quello con cui si indicava l’inferno: shêol. La morte infatti è solitudine assoluta. Ma quella solitudine che non può essere più illuminata dall’amore, che è talmente profonda che l’amore non può più accedere a essa, è l’inferno. 

«Disceso all’inferno»: questa confessione del Sabato santo sta a significare che Cristo ha oltrepassato la porta della solitudine, che è disceso nel fondo irraggiungibile e insuperabile della nostra condizione di solitudine. Questo sta a significare però che anche nella notte estrema nella quale non penetra alcuna parola, nella quale noi tutti siamo come bambini cacciati via, piangenti, si dà una voce che ci chiama, una mano che ci prende e ci conduce. La solitudine insuperabile dell’uomo è stata superata dal momento che Egli si è trovato in essa. L’inferno è stato vinto dal momento in cui l’amore è anche entrato nella regione della morte e la terra di nessuno della solitudine è stata abitata da lui. Nella sua profondità l’uomo non vive di pane, ma nell'autenticità del suo essere egli vive per il fatto che è amato e gli è permesso di amare. A partire dal momento in cui nello spazio della morte si dà la presenza dell’amore, allora nella morte penetra la vita: ai tuoi fedeli, o Signore, la vita non è tolta, ma trasformata – prega la Chiesa nella liturgia funebre. 

Nessuno può misurare in ultima analisi la portata di queste parole: «disceso all’inferno». Ma se una volta ci è dato di avvicinarci all’ora della nostra solitudine ultima, ci sarà permesso di comprendere qualcosa della grande chiarezza di questo mistero buio. 

Nella certa speranza che in quell’ora di estrema solitudine non saremo soli, possiamo già adesso presagire qualcosa di quello che avverrà. E in mezzo alla nostra protesta contro il buio della morte di Dio cominciamo a diventare grati per la luce che viene a noi proprio da questo buio. "
Joseph Ratzinger

25 marzo 2016

Edith Stein, con Maria presso la Croce

 O Maria, oggi sono stata con te presso la Croce e una volta ancora ho sentito così chiaramente che sotto la Croce tu sei diventata nostra Madre.

Come potrebbe la fedeltà di una madre terrena non prendersi cura di esaudire l'ultima volontà del figlio?
Ma tu, tu eri la serva del Signore: l'essere e la vita del Dio fatto uomo erano interamente inscritti nel tuo essere e nella tua vita.
E' per questo che hai accolto i tuoi nel tuo cuore ed è con il sangue delle tue sofferenze che hai guadagnato ogni anima per una vita nuova. 
Tu ci conosci bene tutti, con le nostre ferite e le nostre piaghe; conosci anche lo splendore celeste che l'amore del Figlio tuo vorrebbe espandere su di noi nella luce eterna. Guida perciò i nostri passi con cura. 
Nessun prezzo per te è troppo alto per condurci alla meta. Ma quelli che tu hai scelto per seguirti, per averli intorno a te un giorno presso il trono nell'eternità, ora devono restare qui con te sotto la Croce. 
E' con il sangue delle loro sofferenze che devono acquistare lo splendore celeste delle anime preziose che il Figlio di Dio ha loro affidato in eredità. 
Edith Stein

Con Gesù, l'uomo del primo passo


Per una riflessione sul senso della Cena del Signore, riportiamo all'omelia di don Francesco De Franco, che di recente ci ha guidato nella formazione a vivere la nostra vocazione di figlio di Dio e della Chiesa, tenuta la scorsa sera in occasione del Giovedì Santo nella sua parrocchia S. Maria Madre del Redentore.


19 marzo 2016

S. GIUSEPPE SPOSO DELLA B. VERGINE MARIA

Uno dei titoli di San Giuseppe che veneriamo oggi e che, grazie a Santa Teresa d'Avila, fa parte dei patroni del Carmelo, è sposo di Maria. Lo leggiamo nel Vangelo. Fra loro esiste un vero matrimonio, con tutti i diritti e gli obblighi, anche se sigillato dalla verginità di entrambi. Un vero matrimonio, ordinato in una maniera speciale per ricevere ed educare dentro di sé il frutto verginale di Maria, Gesù. Per questo è un matrimonio che si forgia e si realizza per impulso dello Spirito Santo. Lo Spirito del Signore gioca un ruolo speciale nella realizzazione di questo matrimonio: la madre di Gesù doveva essere una vergine, però una vergine sposata con un uomo giusto chiamato Giuseppe; Gesù doveva nascere in una comunità matrimoniale, però in una maniera verginale. Un vero matrimonio, unito legittimamente dal vincolo di un amore casto con l'esclusione di ogni opera della carne. Un matrimonio per cui solo Giuseppe è stato giudicato degno perché solo lui fu predestinato e preparato dal Signore per questo matrimonio. Un matrimonio per salvaguardare la fama di Maria nella sua maternità divina e per introdurre il figlio di Dio nel mondo attraverso i canali normali per cui entrano tutti gli altri uomini, con l'esclusione della generazione carnale.
Per approfondire il ruolo di fondatore e protettore del nostro Ordine  clicca qui sul sito della Curia generalizia da cui abbiamo tratto il brano riportato in corsivo.

Testimonianze carmelitane su San Giuseppe


Dal "libro della Vita" di Santa Teresa d'Avila:
"Presi per avvocato e patrono il glorioso San Giuseppe, raccomandandomi molto a lui. E' cosa che riempie di stupore pensare alle straordinarie grazie elargitemi da Dio e ai pericoli da cui mi ha liberato, sia materiali sia spirituali, per l'intercessione di questo santo benedetto. Mentre ad altri santi sembra che il Signore abbia concesso di soccorrerci in una singola necessità, ho sperimentato che il glorioso San Giuseppe ci soccorre in tutte. Pertanto, il Signore vuol farci capire che allo stesso modo in cui fu a lui soggetto in terra- dove San Giuseppe, che gli faceva le veci di padre, avendone la custodia, poteva dargli ordini- anche in cielo fa quanto gli chiede"."Dovrebbero amarlo specialmente le persone che attendono all'orazione, giacché non so come si possa pensare alla Regina degli angeli nel tempo in cui tanto soffrì con Gesù Bambino, senza ringraziare San Giuseppe per essere stato loro di grande aiuto. Chi non dovesse trovare un maestro che gli insegni l'orazione, prenda questo glorioso santo per guida e non sbaglierà nel cammino".

In occasione di una festa in monastero, estraendo a sorte dei bigliettini (definiti “testamento”) a S. Teresina toccò il "Testamento di San Giuseppe":
"Figlia mia, le lascio le fiamme divine che il Santo Bambino accendeva con la sua bellezza nel mio cuore, che divenne così un braciere, una fornace del più tenero e puro amore. Voi ne parteciperete tanto più quanto più vi distaccherete da ogni affezione alle cose create. Se il vostro cuore è interamente liberato e purificato servirà da letto al Santo Bambino, che vi prenderà un beato riposo"!
Da un componimento scolastico di Santa Teresina:
San Giuseppe! Chi oserà proclamare le sue lodi? Chi potrà riferire la sua vita e i suoi meriti? Il vangelo parlando di San Giuseppe dice una sola cosa: era un uomo giusto e timorato di Dio. Gesù ha voluto gettare un velo misterioso sulla vita di colui che chiamava padre, affinché le azioni di San Giuseppe fossero per lui solo. Ma attraverso questo velo Gesù ci permette ancora di distinguere qualche tratto della grandezza d'animo di San Giuseppe. San Giuseppe ha sempre corrisposto alle grazie divine né mai ha trovato troppo duro fare la volontà di Dio. Quale esempio di fede ci dà San Giuseppe. Appena l'Angelo gli ha detto di fuggire con Gesù e Maria, si alza e parte. La sua vita è piena di simili azioni, obbediente sempre al beneplacito di Dio".

Dal "Canto al Santo Padre Giuseppe"  di Santa Teresa Benedetta della Croce:
"Con la Madre di tutte le Madri. Egli custodisce il Bambino Gesù. Tutti i bambini delle madri fedeli perciò da lui sono protetti. San Giuseppe, una ricca benedizione dona alle nostre piccole madri".


18 marzo 2016

Il Definitorio ha discusso anche dell'ocds

L'ultimo documento del Definitorio Generale, riguarda anche l'Ocds. 
Riportiamo il passo che ci interessa direttamente:
Del nostro Ordine fa parte anche il Carmelo Secolare (OCDS), una realtà al contempo tradizionale e moderna, che sta vivendo un momento di grande vitalità e di  espansione in diverse zone del mondo. Il Definitorio, a partire dalle indicazioni di P.  Alzinir Debastiani, Delegato generale per l’Ordine  Secolare, ha riflettuto su alcuni temi, come il ruolo dei Consigli provinciali, la formazione, la comunicazione o gli incontri regionali. Nei prossimi giorni il P. Generale invierà una lettera su questi argomenti.

Oggi ricordiamo l'anniversario della b. Elia

Noi carmelitani scalzi e la diocesi di Bari ricordiamo oggi il decimo anniversario della beatificazione di suor Elia di San Clemente, cui abbiamo dedicato un blog , esempio di contemplazione e di nascondimento. Invitiamo i nostri lettori a seguire quello che pubblicheremo su "Il mare, un giardino e Dio" per conoscerla meglio.
Qui accanto la foto del piccolo reliquiario, preparato dalle carmelitane scalze del monastero in cui visse la giovane barese, prima beata della città e della Provincia. Il reliquiario è da ieri in peregrinatio per Chiese, Santuario e monasteri.

Gesù ci ha rivelato il Padre

Dalle carmelitane di Quart:
Gesù ha ringraziato per tutti, ha ringraziato anche per noi. […] Ebbene, a questa azione di grazie di Cristo noi siamo chiamati a partecipare, bisogna che la nostra vita lo diventi. Dipende da noi; il dono l’abbiamo già dentro. […] Che differenza tra essere dei piagnucoloni, tra essere dei rassegnati, tra essere, diremmo così, dei pessimisti, ed essere delle creature che rendono grazie. […] Non abbiamo mai sorpreso Gesù con una lamentazione sulle labbra; mai, mai. Con l’azione di grazie sì, e si spiega: Lui tutto ha capito del Padre. Anzi, nessuno dei profeti ci ha rivelato che Dio è Padre, ma solo il profeta Gesù ce lo ha rivelato; e la rivelazione della paternità di Dio ha dato il senso dell’azione di grazie alla vita.
Card. Anastasio Ballestrero, ocd