11 febbraio 2016

Dedicato alla beata Elia di San Clemente

In questo anno dedicato alla beata Elia di San Clemente la nostra fraternità ha organizzato un incontro che si terrà il 5 marzo alle 16.30 al monastero dei Ponti Rossi. Nel nostro blog troverete qui a destra il link che vi porterà su una pagina web tutta dedicata alla prima carmelitana scalza della nostra provincia che fu proclamata beata (18 marzo 2006)

16 gennaio 2016

Gallipoli ricorda il miracolo di Teresina!

Il Monastero di Gallipoli
Era il 16 gennaio 1910 quando il monastero della Carmelitane Scalze di Gallipoli, luogo di preghiera e di nascondimento, balzò al centro della cronaca per un fatto straordinario che avrebbe avuto ripercussioni sulla storia del Carmelo e la fama di una piccola carmelitana morta alcuni anni prima a Lisieux.
L’allora Priora del monastero di Gallipoli, madre Carmela del S. Cuore di Gesù, in quel periodo era a letto colpita da pleurite, alle prime luci del giorno di quel 16 gennaio, avvertì una strana sensazione, come se qualcuno la toccasse, come per svegliarla. Aprì gli occhi e rivolgendosi allo sconosciuto personaggio che era accanto a lei disse: « Lasciatemi, poiché sono tutta sudata ». E subito una voce femminile le rispose: « Non temete, ciò che faccio è per il vostro bene, non per il vostro male ». E continuò: « Dio si serve indifferentemente degli esseri del cielo come di quelli della terra: ecco, io vi porto cinquecento lire per sovvenire ai bisogni della vostra comunità ». Il monastero infatti era pieno di debiti e rischiava la chiusura. Il racconto dettagliato è in una lettera che la Priora scrisse al monastero di Lisieux ( per leggerla clicca qui ) per aver una conferma dell'identità di quella figura apparsale. 
Due sono gli elementi che avevano colpito l'attenzione di Suor Carmela del S. Cuore di Gesù: il primo è la presentazione che l'ospite generosa fa di se stessa dicendole di “non essere la nostra Santa Madre (S. Teresa d’Avila) ma la Serva di Dio, Suor Teresa di Lisieux”; il secondo elemento è la frase di commiato pronunciata da S. Teresina: “La mia via è sicura. Non mi sono sbagliata seguendola”. 
E' la conferma della "Piccola via"! E anche Gallipoli "contribuisce" alla fama di santità di Teresa di Gesù Bambino

01 gennaio 2016

Capodanno 1922, il battesimo di una giovane ebrea


Dopo aver trascorso una notte intera a leggere "Il libro della vita" di Teresa d'Avila, Edith Stein, giovane filosofa ebrea, decise di comprare un catechismo e un messalino: li studiò a fondo e dopo qualche giorno si recò in una chiesa cattolica per partecipare alla prima Santa Messa della sua vita. "Niente mi rimase oscuro. Compresi anche la più piccola cerimonia. Al termine raggiunsi il prete in sacrestia e dopo un breve colloquio gli chiesi il Battesimo. Mi guardò con molto stupore e mi rispose che era necessaria per l’ammissione in seno alla Chiesa una seria preparazione. Per tutta risposta riuscii a balbettare: La prego, reverendo Padre, mi interroghi...".
Dopo un approfondito esame, il prete meravigliato per tanta preparazione, fissò il Battesimo per il capodanno del 1922 e proprio il 1 gennaio 1922  Edith aggiunse al suo nome quello di "Teresa".
Nell’omelia per la sua beatificazione, Giovanni Paolo II, affermava: “Ricevere il battesimo non significò in alcun modo per Edith Stein rompere con il mondo ebraico. Al contrario ella afferma: "Quando ero ragazza di quattordici anni smisi di praticare la religione ebraica e per prima cosa, dopo il mio ritorno a Dio, mi sono sentita ebrea”.
Il Battesimo segnò un iniziale orientamento al Carmelo, ma nello stesso tempo determinò una dolorosa lacerazione con la madre, che non riusciva a capire perché la figlia non fosse ritornata al Dio dei suoi padri. Con il suo nuovo nome e stato, suor Teresa Benedetta della Croce, vent'anni dopo sarebbe stata arrestata nel Carmelo di Echt  e poi uccisa, nel campo di concentramento di Auschwitz.

Vinci l’indifferenza e conquista la pace!


 "Dio non è indifferente! 
A Dio importa dell’umanità, Dio non l’abbandona!"

Comincia così il messaggio per la XLIX Giornata Mondiale della Pace che si celebra oggi, 1 gennaio 2016, affidato dal Papa a tutti i fedeli. 
"All’inizio del nuovo anno, vorrei accompagnare con questo mio profondo convincimento gli auguri di abbondanti benedizioni e di pace, nel segno della speranza, per il futuro di ogni uomo e ogni donna, di ogni famiglia, popolo e nazione del mondo, come pure dei Capi di Stato e di Governo e dei Responsabili delle religioni. Non perdiamo, infatti, la speranza che il 2016 ci veda tutti fermamente e fiduciosamente impegnati, a diversi livelli, a realizzare la giustizia e operare per la pace. Sì, quest’ultima è dono di Dio e opera degli uomini. La pace è dono di Dio, ma affidato a tutti gli uomini e a tutte le donne, che sono chiamati a realizzarlo".
Puoi leggere e scaricare il messaggio integrale del Papa cliccando qui


29 dicembre 2015

Ma perché Dio ci crea tanto imbarazzo?

NATALE 2015. Una riflessione del p. Generale Saverio Cannistrà

Arriva la notte di Natale. Viene a turbare, diciamo pure: a disturbare le nostre vite, a interrompere i nostri abituali ritmi di lavoro e di relax, aprendo spazi che si riempiono di riti, feste, canti, doni, più o meno sempre gli stessi, quelli della nostra infanzia. E allora siamo tentati di pensare che la festa del bambino Gesù sia fatta essenzialmente per i bambini e non per noi uomini adulti del terzo millennio.
Sì, il Natale ci disturba, ci imbarazza, ci mette in difficoltà. Dovremmo gioire di fronte a questo bambino, ma, in verità, ci risulta sempre più difficile questa gioia. E a pensarci bene, questa gioia è difficile proprio perché ha a che fare non con Dio semplicemente, ma con noi, con un Dio che si fa uomo. Dobbiamo o dovremmo gioire di un Dio che ci riporta alla nostra umanità come alla sua suprema rivelazione? Ma è proprio quest'uomo che ci pone una infinità di problemi e di interrogativi. Dio è Dio, ma l'uomo siamo noi e dobbiamo con un certo imbarazzo e una certa vergogna confessare che sempre meno sappiamo chi siamo noi. Sempre di più ci sfugge il senso, il Logos (per usare la parola del Prologo di Giovanni che nel giorno di Natale riascoltiamo) che siamo noi.
Per questo Dio viene in mezzo a noi e il Logos si fa carne: per ricordarci chi siamo, per rimetterci sul cammino dell'umanità. "Adamo, dove sei?" "Eccomi, sono qui", risponde Gesù dalla mangiatoia di Betlemme. Lo dice al Padre che cerca con sollecitudine il Figlio, ma lo dice allo stesso tempo ai fratelli che vagano inquieti e smarriti. Per questo l'annuncio di Natale è inseparabilmente: gloria a Dio e pace agli uomini da Lui amati. Gloria: cioè rivelazione, manifestazione del suo essere, della sua bontà e verità nella storia. E insieme: pace, cioè liberazione e compimento della verità e bontà della creatura che Dio ama sopra tutte le altre: "E Dio vide che era cosa molto buona".
Quanto bisogno abbiamo di umanità! E come siamo incapaci di vederla, di capirla, di scoprirla, di toccarla oggi! Perché la disumanità ci circonda e ci assale con i suoi volti di violenza e di indifferenza. O anche la falsa umanità, che è una delle forme più sottili e pericolose della corruzione dell'umanità. 
Ma umanità c'è, quando c'è amore per l'uomo. In effetti, è questo che spesso ci manca: amore vero per l'uomo vero. Amore capace di dire un sì pieno a noi stessi e al nostro prossimo, alle nostre umanità ferite, deboli, affaticate, incapaci di affrontare i problemi che ci assillano. Noi così piccoli e i problemi così enormi. Folle di poveri che bussano alle nostre porte e noi ricchi e incapaci di accoglierli. Situazioni morali nuove, inedite, di fronte alle quali non sappiamo più che cosa dire, quale giudizio emettere. Strutture sociali ed ecclesiali da reinventare. E noi così limitati e così incoerenti di fronte a una responsabilità di questa portata. E soprattutto questa tristezza che sottilmente si insinua tra di noi, al punto che diventa difficile nasconderla dietro paraventi di lucine colorate o di confezioni scintillanti. Anche i consumi, dopo averci consumato, ci hanno stancato, ci hanno intorpidito. Ci svegliamo solo se quando all'improvviso la violenza scoppia. Allora abbiamo paura e ci difendiamo. Ma la paura è una passione fredda, che paralizza e ci rinchiude in noi stessi.
È qui che Tu vieni a trovarci, in questo cedimento del terreno su cui poggiamo. Ma Tu non vieni a risolvere i nostri problemi o a esaudire i nostri desideri, perché non sei una fiaba, ma una storia, anzi la Storia in cui vivono e si muovono le nostre storie. Tu sei Colui che ci accompagna, sei Colui che si fa via, verità e vita. Ed è di questo che abbiamo bisogno: una via da percorrere; una verità da ritrovare sempre di nuovo; una vita da accogliere, da proteggere, da amare. Tutto questo ce lo stai dando ora, nascendo in mezzo a noi. Se noi siamo capaci di riceverti, di ricevere dalle tue mani quello che sei, non saremo più gli stessi: saremo uomini nuovi, uomini che camminano senza stancarsi, che tengono lo sguardo fisso sulla verità, che sanno discernere i segni della vita e sperare in essi. Fa', Signore, che si compia in noi il miracolo del Natale, che il tuo Natale sia anche il nostro Natale!
P. Saverio Cannistrà
Preposito Generale

25 dicembre 2015

16 dicembre 2015

I segreti della vita spirituale secondo Giovanni della Croce

Per la solennità di San Giovanni della Croce, il nostro p. Generale, p. Saverio Cannistrà, accompagnando nuovi frati che cominciano il percorso nell'Ordine, ci ha donato un'omelia intensa e formativa e ci ha ricordato che nelle pagine, a volte lunghe e ardue, di fra Giovanni c'è il pathos, il fuoco di questa esperienza: che l'uomo non è così come siamo abituati a pensarlo e la vita è molto di più di come la viviamo ordinariamente.

Per leggere il testo integrale clicca qui

14 dicembre 2015

Solennità di San Giovanni della Croce

S. Giovanni della Croce  nacque nel 1542 a Fontiveros, una cittadina della Castiglia. Il papà, Gonzalo de Yepes, di nobile origine toledana, aveva sposato, contro la volontà dei genitori, Caterina Alvarez, una giovane tessitrice. I due vissero allora nella casa di lei, dando alla luce tre bambini. Gonzalo, però, vittima di una epidemia, morì giovanissimo e la povera Caterina, cominciò fra mille difficoltà a crescere i suoi piccoli. Giovanni era il più piccolo e fu ospitato in un collegio per orfani, dove gli fu almeno concesso di studiare. Per mantenersi agli studi, quando crebbe, egli lavorò come infermiere. La vita di stenti non fu mai rattristata da infedeltà o screzi familiari e così Giovanni  comprese che la vita può essere una sublime avventura d’amore, benché sia così spesso impregnata di sofferenze.
Scrive di lui p. Antonio Sicari "A 21 anni chiese, dunque, di entrare nel convento carmelitano di Medina, iniziandovi gli studi che l’avrebbero condotto fino al sacerdozio. Poté così frequentare la prestigiosa Università di Salamanca. Lo studio affascinava la sua intelligenza acuta e argomentativa, mentre la preghiera e l’ascesi lo affinavano interiormente e fisicamente. A tale scopo aveva scelto per sè una cella piccola e buia, solo perché aveva una finestrella che guardava sul presbiterio della Chiesa: là passava lunghe ore, assorto nella contemplazione del tabernacolo."
Conosciuto come cantore della notte oscura, San Giovanni della Croce (di cui qui puoi leggere una biografia), fondatore con Teresa d'Avila del ramo carmelitano degli Scalzi, cui apparteniamo come laici, questo profilo non gli rende giustizia.
Piccolo, coraggioso, il "dottore mistico" fu descritto dci  a potuto essergli vicino come uomo da un "imperturbabile sorriso, che infondeva una serenità disarmante. Riservato, misurato, capace di adattarsi a tutte le situazioni. Al punto che quando agli inizi della riforma teresiana qualcuno cercò di di screditarlo presso i superiori, declinò l'aiuto di una monaca pronta a prendere le sue difese, Giovanni disse: «Non pensi ad altro se non che tutto è disposto da Dio. E dove non c’è amore, metta amore e ne riceverà amore».
 Juan è il "cantore di quell'emozionante "Fiamma viva d'amore", l'unione dell'anima con Dio; è colui che ci propone un cammino che sfocia nella libertà e nella gioia (come ben ci mostra, qui a destra,  il disegno di Suor Maria Cecilia del Volto Santo, ocd).
Sì, perché  Dio cerca l'uomo - spiega san Giovanni della Croce - più di quanto l'uomo cerca Lui.
L'approdo è un convito, il convito dell'amore, la certezza dell'incontro con Chi ci ha tanto amato da morire trafitto per noi.
L'amore è più forte di ogni cosa, più forte della morte.

13 dicembre 2015

LA CHIESA , LA SUA NATURA, LA SUA MISSIONE, LA SUA ICONA

Sabato 12 dicembre, per il primo degli incontri quindicinali di formazione della fraternità dei SS. Teresa e Giuseppe ai Ponti Rossi, è stato invitato don Francesco De Franco, della Diocesi di Roma, parroco di S. Maria Madre del Redentore a Tor Bella monaca.
L'incontro è stato preceduto dalla Celebrazione Eucaristica, nella piccola cappella del monastero delle carmelitane scalze dei Ponti Rossi (nella foto qui sotto il congedo al termine della funzione).
Dopo un breve incontro con la Priora delle Carmelitane Scalze, don Francesco ha proposto alla fraternità il tema della Chiesa dividendolo i tre parti: la prima dedicata alla natura della Chiesa, con particolare riferimento alla  Lumen Gentium, la seconda parte sulla missione, con riferimento al recente sinodo della Chiesa italiana a Firenze e la terza a Maria che è la chiave per la comprensione del documento conciliare ma anche l’icona del credente secondo il Concilio.  La nostra giornata si è conclusa in un clima di gioiosa condivisione con un pranzo cui ha partecipato anche don Francesco, che ringraziamo di cuore per la disponibilità e la chiarezza con cui ha esposto un tema difficile da riassumere in un solo incontro.
Per condividere con noi la riflessione clicca  qui

12 dicembre 2015

Una madre per la Chiesa

Pure, o Chiesa mia, l'Amore infinito ha voluto regalarti una Madre. E per questo, Egli si creò sua Madre, Maria Immacolata, per darla a te in dono e in regalo del suo cuore di Padre. Dio creò, guardando la sua Chiesa e amandola, una Madre per sé e per la sua Chiesa santa, e le diede tutto quello che nella Chiesa doveva depositare; in modo tale che tutta la donazione della Trinità alla sua Chiesa, prima di consegnarla ad essa, la depositò nella Madre della Chiesa, per il mistero dell'Incarnazione, mediante la sua Maternità divina e universale, affinché Costei gliela desse, con cuore di Madre, canzone di Verbo e amore di Spirito Santo.

Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia

by Carmelo di Quart

11 dicembre 2015

Bisogna lasciar fare a Dio

Oggi noi carmelitani ricordiamo S. Maria Maravillas, carmelitana scalza morta l'11 dicembre 1974, beatificata da San Giovanni Paolo II il 10 maggio del 1998 e da lui canonizzata il 4 maggio del 2003. A proposito del progetto di Dio su ciascun anima ebbe modo di dire:  «Dio, bisogna lasciarlo fare; bisogna lasciare che Lui ci faccia santi!».E ancora «Se tu Lo lasci fare, come lo farà bene!»,
Per conoscerla meglio clicca qui