19 maggio 2013

SCENDI NEI NOSTRI CUORI E AIUTACI A CAMMINARE


Dal Libro della Vita, 38 9-12

Una vigilia della Pentecoste, dopo la Messa, me ne andai in un luogo molto appartato, dove spesso mi ritiravo a pregare e mi misi a leggere nel Cartusiano ciò che riguardava questa festa. Leggendo i segni dai quali gli incipienti, i proficienti e i perfetti possono capire se lo Spirito santo è in loro, considerati questi tre stati, mi parve – a quanto potevo giudicare – che, per la bontà di Dio, tale spirito fosse anche in me. Ne ringraziai il Signore e mi ricordai di aver letto lo stesso passo altre volte, quando ero del tutto priva di quei segni: ciò mi appariva così chiaramente come ora vedevo l’opposto in me; pertanto, riconobbi l’importanza della grazia concessami dal Signore e, considerando il luogo che mi ero meritata nell’inferno per i miei peccati, rendevo grandi lodi a Dio per il cambiamento operatosi nella mia anima, tale che mi sembrava di non riconoscermi. Mentre facevo queste considerazioni fui presa da un gran rapimento, senza che ne capissi il motivo; pareva che l’anima volesse uscirsene dal corpo, incapace di contenersi in sé e di attendere oltre un tanto bene. Era un trasporto così impetuoso e, a mio giudizio, così diverso da quello avuto altre volte, che non potevo dominarmi. Non capivo cosa avesse né cosa volesse la mia anima per essere così turbata. Cercai un appoggio, non potendo reggermi neppure seduta perché mi veniva meno ogni forza fisica.
In questo stato, vidi sulla mia testa una colomba molto diversa dalle nostre perché non aveva penne, come queste, e le sue ali erano fatte di piccole conchiglie che emanavano un grande splendore. Era più grande delle solite colombe e mi pareva di udirne il frullo delle ali. Avrà volato per lo spazio di un’Ave Maria, ma l’anima nello stato in cui era, fuori di se stessa, la perse di vista; il mio spirito, in compagnia di un così gradito ospite, si rasserenò, mentre, a mio parere, una grazia così sublime avrebbe dovuto turbarlo e sbigottirlo; ma appena cominciai a godere di quell’apparizione, scomparve ogni timore, venne, col godimento, la pace, e io rimasi in estasi.
 La gioia di questo rapimento fu grandissima. Passai la maggior parte di quella festa così sbalordita e istupidita, da non sapere che cosa facessi né come avessi potuto essere oggetto di un favore e di una grazia così eccelsi. Dalla grande gioia mi pareva di non udire né vedere nulla. Mi accorsi di aver fatto, da quel giorno, un enorme progresso per un più elevato amor di Dio e per l’aumento di forza nelle virtù. Sia egli benedetto e lodato per sempre! Amen.
 Un’altra volta vidi la stessa colomba sulla testa di un padre dell’Ordine di san Domenico, salvo che mi sembrò che i raggi e lo stesso splendore delle ali si estendessero molto di più; intesi con ciò che egli avrebbe condotto molte anime a Dio.

Teresa di Gesù

Sposa dello Spirito Santo


Tu, dolce Spirito, che crei ogni bene,
tu, pace della mia anima, luce e forza,
onnipotenza dell’amore eterno,
mostrati a me in forma visibile.

Là presso il Giordano il Figlio dell’uomo si mostrò,
chinò il suo divino capo in profonda umiltà;
allora venisti tu, sovrabbondanza di ogni purezza,
sotto l’aspetto luminoso di una leggera colomba.

Tu ti creasti una fedele immagine,
purissimo fiore della creazione, divino e mite.
In un volto umano, celeste, chiaro,
diviene manifesta la pienezza della tua luce.

Dai suoi occhi irraggia brace d’amore,
e spira fresco come da acqua chiara.
Il suo sorriso è splendore della santa gioia,
si versa come balsamo nel cuore ferito.

Con mano materna ella conduce il suo bambino dolcemente,
e tuttavia forte nella tua forza,
dove camminano i suoi piedi verdeggia e fiorisce la campagna
e lo splendore del cielo rischiara la natura.

La natura gloria della pienezza di grazia
L’ha eletta al trono dell’eternità
E attraverso di lei scorre sulla terra
Ed ogni dono viene dalle sue mani.

Come sposa è unita a te indissolubilmente
O dolce Spirito, io ti ho ritrovato.
Tu mi riveli la luce della tua divinità
Che risplende chiara nel volto di Maria.

Teresa della Croce - Edith Stein

18 maggio 2013

Papa Francesco cita S. Teresina


Alla Messa, concelebrata nella cappella di Santa Marta, Papa Francesco commentando il Vangelo di oggi (Giovanni 21, 20-25)ha detto, fra l'altro:  "E’ bella questa parola di Gesù, è tanto chiara, è tanto amorosa per noi. Come se dicesse: ‘Non fate fantasie, credendo che la salvezza è nella comparazione con gli altri o nelle chiacchiere. La salvezza è andare dietro di me’. Seguire Gesù! Chiediamo oggi al Signore Gesù che ci dia questa grazia di non immischiarci mai nella vita degli altri, di non diventare cristiani di buone maniere e cattive abitudini, di seguire Gesù, di andare dietro Gesù, sulla sua strada. E questo basta!”.  Durante l’omelia, Papa Francesco ha anche rammentato un episodio della vita di Santa Teresina (una santa a lui particolarmente cara) che si chiedeva perché Gesù dava tanto a uno e poco a un altro. La sorella più grande, allora, prese un ditale e un bicchiere e li riempì di acqua e poi chiese a Teresina quali dei due fosse più pieno. “Ma tutti e due sono pieni”, rispose la futura Santa. Gesù, ha detto il Papa, fa “così con noi”, “non gli interessa se tu sei grande, sei piccolo”. Gli interessa “se tu sei pieno dell’amore di Gesù”.

Ecco il breve passaggio del Manoscritto A. che possiamo leggere in Storia di un'anima della piccola carmelitana scalza di Lisieux, dottore della Chiesa per la geniale intuizione di vivere percorrendo "la piccola via":

Paolina riceveva tutte le mie confidenze intime, e gettava luce su tutti i miei dubbi. Una volta mi meravigliavo che il Signore non dia gloria uguale in Cielo a tutti gli eletti, e temevo che non tutti fossero felici; allora Paolina mi disse di andare a prendere il bicchiere grande di Papà e di metterlo accanto al mio piccolissimo ditale, poi di riempirli di acqua tutti due; e mi domandò: «Quale è più pieno?». Le risposi che erano pieni tutti e due, e che non si poteva mettere più acqua di quanta ne potevano contenere. La mia cara Madre mi fece capire così che il buon Dio dà in Cielo ai suoi eletti tanta gloria quanta possono riceverne, e che l'ultimo non avrà niente da invidiare al primo. In tal modo, mettendo alla mia portata le verità più sublimi, lei, Madre, sapeva dare all'anima mia il nutrimento che le occorreva.


16 maggio 2013

La Madre mite che S. Simone Stock tanto amava

La devozione allo scapolare della madonna del Carmelo si lega alla figura che oggi l'Ordine ricorda, S. Simone Stock, al quale la Vergine donò questa parte dell'abito monastico.

Si trova traccia di questo indumento già nella regola di San Benedetto: era indossato durante il lavoro per proteggere l'abito monastico, ma nel Carmelo i religiosi e le religiose lo hanno indossato come parte fondamentale dell'abito. 

Inglese, formatosi in Palestina, proprio dov'era nata la spiritualità carmelitana, nel 1245 Simone Stock fu eletto Priore Generale, carica che ricoprì per circa 20 anni. Fu artefice della migrazione in Europa dei carmelitani, costretti a lasciare il monte Carmelo e della prima mitigazione della Regola, per far sì che i fratelli della Beata Vergine del Monte Carmelo potessero adattarsi a vivere in Occidente e affinché potessero essere fondati i primi conventi in Inghilterra, in Germania, in Francia, nella penisola iberica e in Italia. Dopo un iniziale periodo di felice diffusione della spiritualità carmelitana, cominciò una lunga fase di conflitti e tribolazioni. Padre Simone Stock molto devoto alla santa Vergine, affidò alla protezione della Vergine tutto l'Ordine, pregandola del dono di qualche privilegio e compose per lei la sequenza che ancor oggi intoniamo e consideriamo l'inno ufficiale dell'Ordine: il Flos Carmeli. 
Si racconta allora in un Santorale dell'Ordine di una speciale visione avuta da Stock dopo questa richiesta: la Vergine, contornata di angeli, si china verso di lui per vestirlo con lo scapolare: "Questo sarà per te e per tutti i carmelitani il grande privilegio, che chiunque morirà con questo non patirà il fuoco eterno, ma sarà salvo". Approfondiremo questo aspetto nei post di luglio, quando con la festa della Beata Vergine del Monte Carmelo, sarà il caso di affrontare il tema della devozione allo Scapolare e alla esigenza di indossarlo come segno di appartenenza alla famiglia carmelitana.
Oggi, invece, vorremmo richiamare l'attenzione sulle dolcissime parole con cui Simone Stock pregava la Vergine, definendola  "fiore del Carmelo",  "vite fiorente", "Stella del mare" e soprattutto "Madre mite". Questa è l'immagine di Maria che, agli inizi del suo cammino nel Carmelo, ha la nostra santa Madre Teresa. E in queste parole, noi dobbiamo trovare il senso del nostro sentirci parte di questa famiglia che si è consacrata alla Vergine Maria. E' lei, la forte armatura dei combattenti, con la sua granitica fiducia nel Signore. E' lei il giglio che cresce fra le spine, la purezza che il male non riesce a ferire. In lei la gioia della fede, il senso di protezione. Maria è nostra madre; è lei che c'insegna il senso della maternità, dell'aver cura dell'altro. Ecco il senso della nostra consacrazione alla Vergine, dell'indossare l'abito o l'abitino (lo scapolare): sforzarci di vivere come ha vissuto lei la gioia di abbandonarsi alla volontà di Dio

Fior del Carmelo, vite fiorita,

splendore del cielo,
tu solamente sei vergine e madre.

Madre mite, pura nel cuore,
ai figli tuoi sii propizia,
stella del mare.

Ceppo di Jesse, che produce il fiore,
a noi concedi di rimanere
con te per sempre.

Giglio cresciuto tra alte spine,
conserva pure le menti fragili
e dona aiuto.

Forte armatura dei combattenti,
la guerra infuria, poni a difesa
lo scapolare.

Nell’incertezza dacci consiglio,
nella sventura, dal cielo impetra
consolazione.

Madre e Signora del tuo Carmelo,
di quella gioia che ti rapisce
sazia i cuori.

O chiave e porta del Paradiso,
fa’ che giungiamo dove di gloria
sei coronata. Amen.




15 maggio 2013


IMPARIAMO A CONOSCERE TERESA DI GESÙ

Giornate di studio con p. Arturo Beltràn 

Stiamo trasferendo nella nostra pagina "Per conoscerla meglio" il contributo che ci ha offerto alla conoscenza della nostra santa Madre, il ciclo di conferenze di padre Arturo Beltràn, carmelitano scalzo, licenziato in Storia Ecclesiastica già prof. inviato di Archeologia Cristiana e Bibliotecario del Teresianum.

05 maggio 2013

Come scriveva Teresa di Gesù?


Un cassone di legno come scrivania, in un angolo della sua cella. Inginocchiata lì, con la sua penna d'oca a vergare velocemente il foglio, scrivendo senza punteggiatura, Teresa di Gesù, riformatrice del Carmelo, scrive l'opera sua più importante: Il Castello Interiore. 



Padre Aniano Alvarez, che all' illustrazione del Castello Interiore ha dedicato due giornate di studio nel Centro di Spiritualità di Maddaloni, ha raccontato che  una monaca aveva confidato di aver osservato la santa madre, mentre scriveva: Era come assorta e il suo viso era radioso, luminosissimo. Scriveva a grande velocità senza staccare la penna dal foglio. E lo fece per oltre un'ora. Con il volto sempre più luminoso. Quando terminò di scrivere si buttò in ginocchio con le braccia aperte a croce e pregò per tre ore, immobile. Dormì un'ora poi si unì alla comunità per la preghiera in coro.

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ha compiuto un anno

02 maggio 2013

Benedetto XVI è di nuovo in Vaticano


"Non c'è  al mondo un modo di vivere più dolce nè più felice della continua conversazione con Dio.
Possono comprenderla solo coloro che la praticano e la gustano"
fra Lorenzo della Risurrezione ocd

Accolto da Papa Francesco, oggi pomeriggio è tornato a Roma, in Vaticano, Benedetto XVI. Abiterà nella clausura  della "Mater Ecclesiae" dedicandosi alla vita di preghiera. L'Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi di Napoli (ponti rossi) ringrazia il Signore per questo dono: la preghiera per la Chiesa, per tutto il popolo di Dio, di un uomo umile e innamorato del Signore. E' la forza che ci sosterrà. E' un dono che noi nel nostro piccolo cercheremo di ricambiare, con la nostra  preghiera per questo nostro amato Papa e per il Suo Successore.

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