04 agosto 2015

Teresa Benedetta sui passi di Teresa - 5

Una volta che radichi la tua preghiera personale nella messa e nella preghiera delle Ore, una volta che infondi il tuo lavoro quotidiano con loro due, noterai che il tuo lavoro sta acquistando uno spirito di servizio di Dio (opus Dei). Per estensione orienti il tuo lavoro verso la lode di Dio nella Messa e nelle Ore, il tuo lavoro diventa "liturgia" le cui radici significano , dopo tutto, "lavoro per il popolo.
s. Teresa Benedetta della Croce

03 agosto 2015

Teresa Benedetta sui passi di Teresa - 4

Una donna di fede è anche una donna impegnata nel mondo. Come la nostra santa Madre viaggiò per fondare i nuovi monasteri, così, prima di entrare nel monastero di Colonia, Edith Stein tiene conferenze sui Problemi dell'educazione della donna (dal 1928 al 1932), espressione del suo impegno nel Movimento scolastico cattolico e al Movimento femminile cattolico. Alla donna sono dedicate anche alcune lezioni tenute nell'Istituto di Pedagogia Scientifica, uno dei suoi ultimi impegni come insegnante. Conferenze e lezioni sono raccolte nel volume "La donna", edizioni OCD.
Non aspettiamoci da Edith Stein rivendicazioni infuocate, non è nel suo stile. La parità è nei diritti ma la differenza sostanziale tra uomo e donna determina i compiti a cui sono destinati. Non esistono professioni maschili o femminili, ma professioni in cui la donna può fare meglio dell’uomo e viceversa.

Edith Stein insiste sulla necessità di un’adeguata educazione delle ragazze a livello scientifico e a livello spirituale, convinta della necessità di un rinnovamento del maschile, contemporaneo alla presa di coscienza delle donne. Le sue conferenze, desinate soprattutto alle educatrici sono un piccolo programma di formazione per le generazioni che seguiranno.


02 agosto 2015

L'arresto di Edith e Rosa

2 agosto 1942 le SS irrompono nel monastero di Echt (foto a sinistra). Edith Stein  che era in cappella con la comunità claustrale è "invitata" a lasciare immediatamente il monestare insieme con la sorella Rosa.
Le Stein (a destra qualche tempo prima dell'arresto) sono deportate nel campo di concentramento di Ammersfort, poi in quello di Westerbork e infine  il 7 agosto è trasferita in quello di Auschwitz.

L'Importanza della Domenica per Edith Stein


"La domenica dovrebbe essere una porta spalancata per far entrare la vita eterna nel quotidiano e trasmettere le forze per il lavoro di tutta la settimana"

Teresa Benedetta sui passi di Teresa - 3

(…) colui che non tiene salde in mano le redini di tutto se stesso, non è affatto all’altezza di determinarsi in modo realmente libero: anzi, si lascerà sempre influenzare. L’uomo è chiamato a vivere nel suo intimo, prendendo in mano la regìa di tutto se stesso, per quanto è possibile operando da questo punto. Soltanto prendendo le mosse da qui è attuabile poi l’esatto confronto col mondo: soltanto movendo da qui l’uomo può trovare nel mondo il posto assegnatogli.
Edith Stein

01 agosto 2015

Festa del perdono

Domani, 2 agosto, Festa del Perdono di Assisi.
Qui potete seguire le celebrazioni di una festa che solo inizialmente è stata una festa francescana, ma presto è diventata festa della Chiesa che invita a immergersi per ritrovare la grazia dell'Amicizia con Dio, come direbbe la nostra s. madre Teresa
Qui di seguito potete leggere una parte di una bellissima spiegazione che ne diede il papa Emerito Benedetto XVI, quando era ancora cardinale:




Arrivando ad Assisi da sud, nella piana si incontra la maestosa Basilica di Santa Maria degli Angeli, ma quel che cerchiamo, lo troviamo al centro della Basilica: una cappella medievale in cui degli antichi affreschi ci raccontano episodi della storia della salvezza e della vita di san Francesco, che proprio in questo luogo visse importanti esperienze. In quello spazio basso e poco illuminato possiamo percepire qualcosa del raccoglimento e della commozione che vengono dalla fede dei secoli, che qui ha trovato un luogo di riparo e di orientamento. Al tempo di san Francesco il territorio circostante era coperto di boschi, paludoso e disabitato.
Nel terzo anno dalla sua conversione Francesco si imbatté in questa piccola chiesa, ormai del tutto cadente, la chiesetta della Porziuncola dedicata a Santa Maria degli Angeli, in cui egli venerava la Madre di ogni bontà. Lo stato di abbandono in cui si trovava dovette parergli un triste segno della condizione della Chiesa stessa; egli ancora non sapeva che, restaurando quegli edifici, si stava preparando a rinnovare la Chiesa vivente. Ma proprio in questa cappella gli si fece incontro la chiamata definitiva, che diede alla sua missione la sua vera forma e permise la nascita dell’Ordine dei Frati Minori, all’inizio pensato come un movimento di evangelizzazione che doveva raccogliere di nuovo il popolo di Dio per il ritorno del Signore.
La Porziuncola era divenuta per Francesco il luogo dove finalmente aveva compreso il Vangelo. Si era infatti accorto che non si trattava di parole del passato, ma di un appello che si rivolgeva direttamente ed esplicitamente a lui come persona.
La Porziuncola - lo abbiamo visto - è anzitutto un luogo, ma grazie a Francesco d’Assisi è divenuto una realtà dello spirito e della fede, che proprio qui si fa sensibile e diventa un luogo concreto in cui possiamo entrare, ma grazie al quale possiamo anche accedere alla storia della fede e alla sua forza sempre efficace. Che poi la Porziuncola non ci ricordi solo grandi storie di conversione del passato, non rappresenti solo una semplice idea, ma riesca ancora ad accostarci al legame vivente di penitenza e di grazia, ciò dipende dal cosiddetto “Perdono d’Assisi”, che più propriamente dovremmo chiamare “Perdono della Porziuncola”. Qual è il suo vero significato? Secondo una tradizione che sicuramente risale almeno alla fine del secolo XIII, Francesco nel luglio del 1216 avrebbe fatto visita nella vicina Perugia al papa Onorio III, subito dopo la sua elezione, e gli avrebbe sottoposto una richiesta inusuale: chiese al pontefice di concedere l’Indulgenza plenaria per tutta la loro vita precedente a tutti coloro che si fossero recati nella chiesetta della Porziuncola, confessandosi e facendo penitenza dei propri peccati.
Il cristiano di oggi si chiederà che cosa possa significare un tale Perdono.
Al tempo di san Francesco come forma principale di penitenza imposta dalla Chiesa, in stretto rapporto con il Perdono dei peccati, era invalso l’uso di intraprendere un grande pellegrinaggio, a Santiago, a Roma e, soprattutto a Gerusalemme. Il lungo, pericoloso e difficile viaggio a Gerusalemme poteva davvero diventare per molti pellegrini un viaggio interiore; tuttavia un aspetto molto concreto era anche il fatto che in Terra Santa le offerte che esso portava con sé erano divenute la fonte più importante per il mantenimento della Chiesa locale. In proposito non si dovrebbe storcere troppo facilmente il naso: in tal modo la penitenza acquistava anche una valenza sociale.
Se dunque - come vuole la tradizione - Francesco aveva avanzato la richiesta che tutto questo potesse essere ottenuto con la visita orante al santo luogo della Porziuncola, ciò era legato davvero a qualcosa di nuovo: una Indulgenza, che doveva cambiare l’intera prassi penitenziale. Si può senz’altro comprendere che i cardinali fossero scontenti della concessione di questo privilegio da parte del papa e temessero per il sostentamento economico della Terra Santa, tanto che il Perdono della Porziuncola fu inizialmente ridotto a un solo giorno all’anno, quello della dedicazione della Chiesa, il 2 agosto.
A questo punto, però, ci si domanda se il papa potesse far questo così semplicemente. Può un papa dispensare da un processo esistenziale, quale era quello previsto dalla grande prassi penitenziale della Chiesa? Ovviamente, no. Quel che è un’esigenza interiore dell’esistenza umana, non può essere reso superfluo mediante un atto giuridico. Ma non si trattava affatto di questo. Francesco, che aveva scoperto i poveri e la povertà, nella sua richiesta era spinto dalla sollecitudine per quelle persone a cui mancavano i mezzi o le forze per un pellegrinaggio in Terra Santa; coloro che non potevano dare nulla, se non la loro fede, la loro preghiera, la loro disponibilità a vivere secondo il Vangelo la propria condizione di povertà. In questo senso l’Indulgenza della Porziuncola e la penitenza di coloro che sono tribolati, che la vita stessa carica già di una penitenza sufficiente. Senza dubbio a ciò si legava anche un’interiorizzazione del concetto stesso di penitenza, sebbene non mancasse certamente la necessaria espressione sensibile dal momento che implicava comunque il pellegrinaggio al semplice e umile luogo della Porziuncola, che allo stesso tempo doveva essere un incontro con la radicalità del Vangelo, come Francesco l’aveva appresa proprio in quel posto.
Dopo la concessione di questa particolare Indulgenza si arrivò ben presto a un passo ulteriore. Proprio le persone umili e di fede semplice finirono per chiedersi: perché solo per me stesso? Non posso forse comunicare anche ad altri quel che mi è stato dato in ambito spirituale, come avviene in ambito materiale? Il pensiero si rivolgeva soprattutto alle povere anime, a coloro che nella vita erano stati loro vicini, che li avevano preceduti nell’altro mondo e il cui destino non poteva essere loro indifferente. Si sapeva degli errori e delle debolezze delle persone che erano state care o dalle quali si erano forse ricevuti anche dei dispiaceri. Perché non ci si poteva preoccupare di loro? Perché non cercare di fare loro del bene anche al di là della tomba, di accorrere in loro aiuto, laddove possibile, nel difficile viaggio delle anime? “Se viviamo, viviamo per il Signore; se moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, noi siamo del Signore”, dice Paolo (Rm 14,8). Questo significa: il vero limite non è più la morte, ma l’appartenere o il non appartenere al Signore. Se gli apparteniamo, allora siamo vicini gli uni agli altri per mezzo di lui e in lui. Per questo - era la conseguenza logica - c’è un amore che va al di là dei limiti della morte.
Nei ricordi della mia giovinezza il giorno del Perdono d’Assisi è rimasto come un giorno di grande interiorità, come un giorno in cui si ricevevano i sacramenti in un clima di raccoglimento personale, come un giorno di preghiera. Nella piazza antistante la nostra chiesa parrocchiale in quel giorno regnava un silenzio particolarmente solenne. Entravano e uscivano in continuazione persone dalla chiesa. Si sentiva che il cristianesimo è grazia e che questa si dischiude nella preghiera. Indipendentemente da ogni teoria sull’Indulgenza, era quello un giorno di fede e di silenziosa speranza, di una preghiera che si sapeva certamente esaudita e che valeva soprattutto per i defunti.
Nel corso del tempo, tuttavia, a tutto questo si aggiunse un’altra idea: nell’ambito spirituale tutto appartiene a tutti. Non c’è nessuna proprietà privata. Il bene di un altro diventa il mio e il mio diventa suo. Tutto viene da Cristo, ma poiché noi gli apparteniamo, anche ciò che è nostro diventa suo ed è investito di forza salvifica. È questo ciò che si intende con le espressioni “tesoro della Chiesa” o “meriti” dei santi.
Chiedere l’Indulgenza significa entrare in questa comunione di beni spirituali e mettersi a propria volta a sua disposizione. La svolta nell’idea di penitenza, che ha avuto inizio alla Porziuncola, ha conseguentemente portato a questo punto: anche spiritualmente nessuno vive per se stesso. E solo allora la preoccupazione per la salvezza della propria anima si libera dall’ansia e dall’egoismo, proprio perché diventa preoccupazione per la salvezza degli altri.
Così la Porziuncola e l’Indulgenza che da lì ha avuto origine diventa un compito, un invito a mettere la salvezza degli altri al di sopra della mia e, proprio in questo modo, a trovare anche me stesso. Si tratta di non chiedere più: sarò salvato? Ma: che cosa vuole Dio da me perché altri siano salvati?
L’Indulgenza rinvia alla comunione dei santi, al mistero della sostituzione vicaria, alla preghiera come via per diventare una cosa sola con Cristo e con il suo volere. Egli ci invita a partecipare alla tessitura dell’abito bianco della nuova umanità, che proprio nella sua semplicità è la vera bellezza.
L’Indulgenza in fondo è un po’ come la chiesa della Porziuncola: come bisogna percorrere gli spazi piuttosto freddi ed estranei del grande edificio per trovare al suo centro l’umile chiesetta che tocca il nostro cuore, così occorre attraversare il complesso intreccio della storia e delle idee teologiche per giungere a ciò che è davvero semplice: alla preghiera, con cui ci lasciamo cadere nella comunione dei santi, per cooperare con essi alla vittoria del bene sull’apparente onnipotenza del male, sapendo che alla fine tutto e grazia.
card. Joseph Ratzinger 

Teresa Benedetta sui passi di Teresa - 2


Anche Teresa Benedetta della Croce contempla il mistero della Passione di Cristo, e come la santa Madre si sofferma sull'orazione di Gesù nell'Orto. ecco che cosa scrive:

"Ogni anima umana è un tempio di Dio: Questo ci apre una prospettiva vasta e veramente nuova. La vita di preghiera di Gesù è la chiave per capire la preghiera della Chiesa. Vediamo che Cristo ha partecipato al servizio divino, alla liturgia del suo popolo...; ha portato la liturgia dell'antica alleanza a compiersi in quella della nuova alleanza.  Tuttavia, Gesù non ha semplicemente preso parte al servizio divino pubblico prescritto dalla Legge. 
I vangeli fanno accenni più numerosi ancora alla sua preghiera solitaria nel silenzio della notte, sulle vette selvagge dei monti, nei luoghi deserti. Quaranta giorni e quaranta notti di preghiera hanno preceduto la vita pubblica di Gesù (Mt 4, 1-2). Si è ritirato nella solitudine della montagna per pregare, prima di scegliere i suoi dodici apostoli e di mandarli per la missione. 
Nell'ora del monte degli Ulivi, si è preparato ad andare fino al Golgota. Il grido che ha rivolto al Padre nell'ora più penosa della sua vita ci è svelato da alcune brevi parole che brillano come stelle anche nelle nostre ore sul monte degli Ulivi. «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (Lc 22,42). Sono come un lampo che illumina per noi, in un istante, la vita più intima dell'anima di Gesù, il mistero insondabile del suo essere uomo-Dio e del suo dialogo col Padre. Questo dialogo è durato certamente per tutta la sua vita, senza mai interrompersi". 
Santa Teresa Benedetta della Croce 

31 luglio 2015

Teresa Benedetta sui passi di Teresa

  COME ORGANIZZARE LA PROPRIA GIORNATA



..Fin dal primo mattino, al risveglio, ci vorremmo precipitare verso i compiti che ci molestano, le opere che ci sollecitano, di cui la preoccupazione ci ha sicuramente inseguite, forse fino a turbare il riposo notturno.
...È il momento di riprenderci, di dire a noi stesse: "Attenzione, niente di tutto questo deve toccarmi". La prima ora della mia giornata appartiene al Signore. Il compito che Egli mi indicherà, io lo farò, ma è Lui che me ne darà la forza. È così che "andrò verso l'altare di Dio". Non si tratta qui di me, né delle mie capacità limitate, ma del Sacrificio per eccellenza, del mistero della Redenzione. Sono invitata a parteciparvi, a lasciarmici purificare e rallegrare; a lasciarmi prendere con tutto quello che posso dare, offerta per soffrire, insieme alla Vittima pura, sull'altare.
Quando il Signore verrà verso di me, nella santa comunione, come santa Teresa Gli domanderò: "Signore dimmi, cosa vuoi da me?", poi andrò verso quello che Egli mi rivelerà in un dialogo silenzioso.
Recandomi al lavoro dopo questo banchetto mattutino, porterò un'anima tranquilla, vuota di ciò che poteva opprimerla e turbarla, piena di santa gioia, di forza e di ardore. La mia anima sarà cresciuta e fortificata perché, uscita da se stessa, sarà penetrata nella vita divina; il Signore vi avrà acceso la fiamma della carità che, bruciando dolcemente, la spingerà a comunicare agli altri quel fuoco d'amore...
L'anima vedrà dinanzi a sé distintamente illuminato un tratto della strada da percorrere. Il suo sguardo non arriverà troppo lontano, ma via via che avanzerà nel cammino, nuovi orizzonti si riveleranno e le loro vie d'accesso le verranno aperte in tempo utile.
Resta da mettersi all'opera e lavorare forse per quattro o cinque ore di seguito, sia per insegnare o per andare all'ufficio. Queste ore si consumeranno ben prima che possiamo adempiere ai doveri che ci riguardano...la stanchezza personale, le interruzioni impreviste, la turbolenza dei bambini, la cattiva volontà dei colleghi...che so! ogni sorta di fattori saranno intervenuti...
A mezzogiorno eccomi dunque, sfinita, la testa a pezzi, rientrare a casa per trovarvi sicuramente qualche preoccupazione supplementare. Ahimè, che ne è stato della freschezza mattutina dell'anima? Sarò tentata di buttarmi a testa bassa contro l'ostacolo, di mettermi in collera, gli spunti di impazienza, di scontento, di rimorso mi divoreranno il cuore. E pensando a tutto quello che mi resta da fare, esiterò a prendermi un po' di riposo, pensando piuttosto a rimettermi subito in cammino.
Ma qui ancora, anche per un solo istante, bisogna ritrovare la pace. Ognuna deve conoscere abbastanza se stessa per sapere con quali mezzi ristabilire la calma. La soluzione migliore sarebbe una breve sosta presso il Tabernacolo, per deporre le nostre preoccupazioni ai piedi del Maestro. Se non è possibile, cerchiamo di riprendere fiato in camera nostra e forse, quando il bisogno se ne fa sentire, di riposarci fisicamente.
E se abbiamo doveri che ci vietano questa pausa, se le circostanze materiali impediscono una nostra visita in chiesa o il nostro ritorno a casa? Niente dovrà allora distoglierci dal chiuderci dentro di noi, isolarci dai rumori e fuggircene verso il Signore.
Egli è sempre presente e in un attimo può restaurare le nostre forze. Così il resto della giornata si svolgerà forse nella stanchezza e nell'afflizione, ma nella pace. Venuta la sera, se il nostro sguardo interiore scopre molte lacune, rivelandoci tutto ciò che vi è stato mancato, se la vergogna e il pentimento ci salgono al cuore, prendiamoci come siamo, con quello che non abbiamo potuto portare a compimento, poi rimettiamoci alle mani di Dio e abbandoniamoGli tutto. In quanto al nuovo giorno che ci attende domani, lo affronteremo come una vita nuova, in cui tutto ricomincia.

30 luglio 2015

Con Edith Stein sui passi di Teresa

Da oggi seguiamo i passi di Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein, Breslavia, Polonia, 12 ottobre 1891 - Auschwitz, Polonia, 9 agosto 1942) vergine dell’Ordine delle Carmelitane Scalze e martire,  nata ed educata nella religione ebraica. Dopo avere per alcuni anni dedicato gran parte del proprio tempo alla ricerca di un equilibrio interiore e della verità, immergendosi fra l'altro nello studio e nell'insegnamento della filosofia, legge il Libro della Vita di Teresa d'Avila e sente di aver trovato la propria via. Molto diversa da quella che aveva immaginato. dirà in seguito, infatti:

"Ciò che non era nei miei piani era nei piani di Dio"

Così Edith sceglie la via cristiana: il Battesimo e un lungo discernimento che la porterà al Carmelo di Colonia, nel 1933. La sua vita finisce a 51 anni, il 9 agosto 1942, tragicamente, ad Auschwitz vicino a Cracovia, dove fu uccisa in una camera a gas.

Che cosa può avere Edith Stein in comune con ogni donna di oggi? Molti aspetti, se impariamo a conoscerla, negli anni trascorsi prima della radicale scelta della clausura. Proprio i quarantadue anni di vita da lei trascorsi nel mondo offrono uno spunto di riflessione per ogni donna, direi per ogni persona. La vita di Edith Stein, infatti, può farci comprendere che la strada della santità non è impercorribile e che scoprire come realizzare se stessi (che non è altro che rispondere alla propria vocazione) è l’unica strada che ci fa sentire al posto giusto e ci dona la gioia di vivere.

Per conoscerla meglio puoi ordinare alcuni libri dal catalogo www.edizioniocd.it:


28 luglio 2015

Dimora e Cammino, anche per noi

Perché non condividiamo alcune riflessioni, dopo aver letto la bella esperienza vissuta dai secolari della Provincia Veneta durante gli esercizi spirituali (il cui resoconto potete leggere sul blog dell’Ocds di Italia), con la guida di p. Roberto Fornara, carmelitano scalzo?
Tema delle meditazioni è stato “La Stanza e il cammino : equilibrio della vita interiore nella Parola di Dio e in  S. Teresa”- P. Roberto  ha preso spunto dal Messaggio del nostro Preposito Generale, P. Saverio Cannistrà, per il V Centenario Teresiano, puntando l’attenzione su due parole chiave contenute nel messaggio : Dimora e Cammino.
Il pensiero va subito a due opere di Teresa d’Avila: “Il Castello interiore” e il “Cammino di perfezione”, ma anche a due figure del Vangelo Maria e Marta, l’ascolto e il servizio, la contemplazione e l’azione. Se è vero che ogni figura di “chiamato da Dio” coesistono questi aspetti, non possiamo non soffermarci sulla nostra Teresa.
 “L’Andariega”, Teresa, ha percorso un lungo cammino non solo per fondare monasteri, ma soprattutto per andare alla ricerca di Dio. 
“Voglio vedere Dio” era il suo desiderio sin da ragazzina. E l'ha trovato dove non pensava mai d'incontrarlo: al centro dle suo cuore.
Questa ricerca, all'inizio, non è stata facile per lei e questo la rende molto vicina a ciascuno di noi.


Rileggiamo insieme gli inizi del percorso teresiano, dal Libro della Vita i capitoli  2, 3, 9 e 11.  
Chi vuole può inviare alla nostra e mail una riflessione.

Il nostro cammino prosegue

Stiamo preparando il calendario e il programma degli incontri di formazione per i candidati alle Promesse (temporanea e definitive).
Il materiale sarà distribuito solo ai componenti della fraternità.
Pubblicheremo di volta in volta gli appuntamenti aperti a tutti e in particolare a chi vuole conoscere da vicino il nostro cammino, che prosegue con fiducia nel Signore e in quanti ci sono sinceramente vicini e fratelli.

OCDS Ponti Rossi