21 settembre 2014

Jeronimo Graciàn, amare Dio e servirlo

P. Jeronimo Gracian, carmelitano collaborò con s. Teresa di Gesù (della quale fu direttore spirituale) alla riforma carmelitana e fu il primo superiore della provincia riformata (1581-85). Figura contrastata all'interno nel nascente Carmelo degli Scalzi, è stato riabilitata recentemente.


Una dettagliata biografia del padre di cui oggi ricordiamo il 400 anni dalla morte è stata fatto da p. Antonio Beltràn ocd, nel corso della formazione teresina. Riportiamo la sua lezione integralmente. Si può scaricare citando la fonte: clicca  qui


UNA TESTIMONIANZA DI P. NICOLA GALENO 


18 settembre 2014

Verso l'anniversario di p. Gracian

Il 21 settembre ricorderemo il IV centenario della morte di p. Jeronimo Graciàn con la relazione di p. Arturo Beltràn e un contributo di p. Nicola Galeno.

Interpellati per il prossimo Capitolo Generale

Il nostro Delegato Generale, p. Alzinir Debastiani ha inviato a tutti i responsabile delle fraternità, al Corsiglio Provinciale, ai Superiori Provinciali una lettera in cui invita l'Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi a collaborare, rispondendo a un questionario, per un dibattito sull'Ocds che sarà all'ordine del giorno, nel corso del prossimo Capitolo Generale di Avila.
Il padre ci ha anche invitato a considerare la nostra partecipazione, il prossimo agosto, al congresso della Famiglia carmelitana ad Avila (www.avila2015.con)



Per leggere il testo integrale clicca qui

17 settembre 2014

Testimone di Dio con coraggio e fedeltà

S. Alberto di Gerusalemme
Testimone di Dio coraggioso e fedele – Estensore della Regola
Memoria liturgica: 17 settembre

Per comprendere la figura di questo grande santo considerato un padre da tutti i Carmelitani è necessario tener presente il tempo in cui visse e la profonda crisi che allora la Chiesaattraversava .
Gli anni della sua formazione furono funestati dalla lotta fra la Chiesa e l’Impero al punto che durante il papato di Alessandro III (1159-1181) vennero eletti tre antipapi con l’appoggio dell’imperatore Federico Barbarossa. Spesso sorgevano controversie fra il papato e il senato di Roma di cui facevano parte gli esponenti delle grandi famiglie romane per cui il Papa era costretto a rifugiarsi altrove.
In tutto l’Occidente si sentiva la necessità di una moralizzazione dei costumi della Chiesa e di un ritorno a quegli ideali evangelici che buona parte del clero non incarnava più. Per rispondere a queste esigenze sorsero movimenti spontanei sia in seno alla Chiesa che al di fuori di essa come gli Umiliati e gli stessi Francescani.

Sant’Alberto nacque verso la metà del XII secolo nella città di Castel Gualtieri, in Emilia e dei suoi primi anni di vita si hanno poche notizie, non si è nemmeno certi della sua appartenenza alla nobile famiglia degli Avogadro. Di sicuro studiò ed entrò fra i Canonici Regolari di Santa Croce di Mortara dove abbracciò la vita religiosa, infatti la prima data certa della sua biografia è l’elezione a Priore di quella comunità nel 1180 a testimonianza della fama di alta dottrina, di abilità di governo e di coerenza di vita di cui godeva.

Dopo soli 4 anni fu nominato vescovo di Bobbio e dal 1185 per 20 anni resse la diocesi di Vercelli. Fu universalmente stimato per la sua capacità di mediatore e di pacificatore tanto che gli furono affidate da papa Innocenzo III delicate missioni per comporre liti tra le città di Pavia e Milano e poi fra Parma e Piacenza che egli svolse con rara prudenza e fermezza, riuscì anche a comporre la contesa fra il papato e Federico Barbarossa e quest’ultima impresa gli valse il titolo di Principe dell’Impero conferitogli da Enrico IV figlio di Federico.

Durante questo periodo della sua vita, Sant’Alberto dettò gli statuti per i Canonici di Biella, e qualche anno più tardi (1201) , su incarico del Papa fu tra i consiglieri che elaborarono la regola per gli Umiliati quando Innocenzo III volle trasformare il movimento in un ordine religioso.

Dopo circa 10 anni dalla sua nomina a vescovo di Vercelli indisse un Sinodo Diocesano che rivestì una grande importanza per la Chiesa, soprattutto per la sua parte disciplinare, servita di norma fino ai tempi moderni.

La figura che emerge dai dati a nostra disposizione in questa prima parte della sua vita è quella di un religioso che mette tutto se stesso e i suoi talenti al servizio della Chiesa, che ubbidisce ai desideri del Papa svolgendo senza risparmiarsi tutti gli incarichi affidatigli. Infine, certamente fu uno studioso della vita comunitaria di cui gettò le basi per ben due gruppi di consacrati che aspiravano ad una vita di perfezione.

Dopo la rinuncia di Goffredo al patriarcato di Gerusalemme, i Canonici Regolari del Santo Sepolcro, appoggiati da re Amalrico di Lusingano, lo elessero loro Patriarca; nel 1205 papa Innocenzo III ratificò la nomina e in una lettera lo pregò di accettarla, ma non si limitò a questo: sapendo le difficoltà e i problemi inerenti alla sede gli conferì la nomina di Legato Pontificio e il Pallio che avrebbero accresciuto il suo prestigio e la sua autorità.

Sant’Alberto giunse in Terra Santa all’inizio del 1206, fissò la sua dimora in Accon (San Giovanni d’Acri) poiché Gerusalemme era in mano ai Saraceni.

Anche da Patriarca ebbe incarichi importanti da papa Innocenzo III, fu mediatore fra il re di Cipro e quello di Gerusalemme, fra il re di Armenia e il Conte di Tripoli, fra i Templati ed entrambi questi personaggi.

Trattò con il Sultano d’Egitto con cui operò uno scambio di prigionieri e inviò ambasciatori al sultano di Damasco per la pace in Terra Santa. Svolse un’azione incisiva anche a livello ecclesiale rimuovendo religiosi indegni e sostituendoli con altri.

Dalle numerose lettere che papa Innocenzo III gli inviò traspare tutta la stima che aveva per lui che considerava dotato di Saggezza Prudenza e Fortezza non comuni attribuendo alla sua opera se la Terra Santanon finì del tutto sotto il dominio dei Saraceni: “Noi lo dobbiamo in gran parte ai vostri sforzi” gli scrisse papa Innocenzo III nel 1209 “se la provincia orientale è in certa misura libera da persecuzioni e restituita alla pace”.

In quegli anni sul monte Carmelo, presso la fonte detta di Elia, vivevano eremiti che si sforzavano di seguire una via di perfezione. La loro provenienza era varia: c’erano europei giunti in Terra Santa per lo più con i crociati, a volte crociati essi stessi, e c’erano eremiti provenienti dall’Asia che portavano in quel luogo il peso e il prestigio delle loro tradizioni da cui non volevano discostarsi, tradizioni che risultavano estranee agli eremiti di origine europea.

La figura di spicco fra tutti costoro era Brocardo, considerato dagli altri eremiti come punto di riferimento e che era legato da stretta amicizia con il Patriarca Alberto, questo, resosi conto delle difficoltà che potevano sorgere, gli si rivolse per “ottenere la soluzione di molti dubbi e difficoltà che si proponevano dai suoi religiosi sulla maniera in cui doveva intendersi la vita comune nel Carmelo”.

Ciò avveniva nel 1207-1209, cioè nei primi anni che sant’Alberto trascorse in Accon. Così il Patriarca di Gerusalemme, nonché legato pontificio cioè rappresentante legale del Papa in Terra Santa scrisse la regola che permise ai Carmelitani di non essere soppressi quando il Concilio Ecumenico Lateranense nel 1215 proibì la nascita di altri ordini.

Nel testo egli si rivolge a “Brocardo e agli altri eremiti che dimorano sotto la sua obbedienza sul monte Carmelo presso la fonte detta di Elia” , nel dettare la regola sant’Alberto codificò certamente quella che era la tradizione monastica del Carmelo ma indubbiamente manifestò in quelle parole i tratti distintivi della propria spiritualità. Lo stesso linguaggio adottato dal Patriarca è semplice solo in apparenza e si accomuna a quello degli antichi padri. La formula iniziale per esempio (“Alberto, chiamato per grazia di Dio ad essere Patriarca dell Chiesa di Gerusalemme…”) richiama l’inizio delle lettere di san Paolo e via via che si legge, la Regola evidenzia riferimenti alle Sacre Scritture così radicati nel testo da essere quasi nascosti nel fluire della parola scritta, ciò a testimonianza di un vissuto di chi scrive intrisi della Parola.

Sant’Alberto insiste particolarmente perché la preghiera, la meditazione della parola di Dio nella continua orazione siano la realtà vissuta quotidianamente dai monaci, le stesse prescrizioni di vita pratica sono tutte ordinate in modo da portare i monaci a realizzare con la maggior perfezione possibile il precetto enunciato nel secondo paragrafo: “Vivere in ossequio di Gesù Cristo e a Lui servire fedelmente con cuore puro e in buona coscienza”.

E se pensiamo alla vita di questo grande santo, spesa per la Chiesa sia in Europa che in Terra Santa, e se pensiamo alla sua morte, pugnalato nel 1214 durante una processione dal maestro dell’Ospedale del Santo Sepolcro che aveva rimproverato e deposto, dobbiamo concludere che queste parole descrivono proprio la sua vita in modo completo.

(Vincenza ocds)

13 settembre 2014

I due appuntamenti che aprono le celebrazioni a Chiaia



Ad Assisi si parlerà di mistica e anche di p. Marton ocd

Si apre lunedì 15 settembre ad Assisi "Camminate secondo lo spirito (Gal 5,16)"II Convegno internazionale di Mistica Cristiana, è fortemente voluto da mons. Sorrentino, Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino .
P Marton ocd
II Convegno Internazionale di Mistica cristiana si svolgerà nella Domus Laetitiae fino al 17 settembre. Tra i relatori, come si può leggere nel programma sottostante oltre a p. LUIGI BORRIELLO O.C.D., già Promotore della Fede alla Congregazione per le Cause dei Santi, docente di Teologia e studioso di Mistica, che figura anche nel comitato organizzativo e  ci sarà p. Raffaele BAKOS O.C.D che si soffermerà sulla figura del venerabile e la sua esperienza di fenomeni mistici. Per i dettagli delle tre giornate clicca qui 
Padre Marcello Marton (Padre Marcello della Vergine del Carmelo), carmelitano ungherese, la cui causa di beatificazione è tuttora in corso


11 settembre 2014

Un Consiglio plenario straordinario per l'Evento dell'anno

Quali saranno i prossimi appuntamenti di formazione e quali le celebrazioni per questo importantissimo evento che sta per aprirsi? Ancora pochi giorni e lo sapremo. Infatti anche  l'Ordine Secolare dei Carmelitani Scalzi della Provincia Napoletana parteciperà al primo Consiglio plenario della nostra Provincia che si terrà presso il Centro di spiritualità SS.ma Annunziata, in Maddaloni (CE), venerdì 26 Settembre 2014, dalle ore 16.00 alle 19.30. L'evento è importante innanzitutto per fare il punto sul lavoro delle Commissioni per il Centenario di Santa Teresa di Gesù e  presentare il programma; distribuire il materiale didattico e liturgico già approntato e condividere una prima riflessione su questo evento di grazia rispetto alle iniziative delle singole comunità e a quelle della comunità provinciale.
Al Consiglio plenario straordinario sono invitati tutti i Religiosi della Provincia, gli Istituti aggregati all’Ordine presenti sul territorio provinciale, il Consiglio provinciale e le Fraternità dell’OCDS, alcuni rappresentanti pastorali della nostra parrocchia di Bari, del Santuario di Brindisi e delle nostre Rettorie.

09 settembre 2014

Scoprire Maria, discepola e sorella nel Carmelo


  • Si svolgerà dal 2 al 4 ottobre prossimi, il secondo  Convegno di Mariologia Carmelitana, organizzato dalla Provincia Napoletana dei Carmelitani Scalzi con l’apporto dei due rami dell’Ordine (Antica Osservanza e Scalzi) e dei maggiori studiosi di Mariologia. Titolo del convegno è Maria discepola e sorella nel Carmelo. Il primo convegno si svolse lo scorso anno a Jaddico nella Casa di spiritualità dei PP. Carmelitani annessa al Santuario. Prosegue così la proficua collaborazione delle due famiglie carmelitane. Quest'anno sono i padri di antica osservanza ad ospitarci e a illustrare alcuni aspetti della figura della Vergine:  
  • Maria donna mediterranea; 
  • Maria, discepola e sorella nella Scrittura; 
  • Maria, donna ecumenica; 
  • Maria, discepola e sorella nel Medioevo; 
  • Maria, discepola e sorella nell’Età Moderna, 
  • Maria, discepola e sorella nell’Età contemporanea; 
  • Maria, discepola e sorella in John Baconthorpe; 
  • Maria, discepola e sorella in Maria Maddalena de’ Pazzi; 
  • Maria, discepola e sorella in Jean de St. Samson; 
  • Maria, discepola e sorella nella B. Elisabetta della Trinità;   
  • Maria, discepola e sorella in S. Teresa Benedetta della Croce
  • Maria, discepola e sorella in S. Teresa di Gesù Bambino.
Nel corso del convegno saranno presentati anche gli Atti della prima edizione "Per una mariologia carmelitana", a cura di p, Luigi Borriello ocd e p. Luigi Gaetani ocd,  pubblicati nella collana Studi Carmelitani, diretta da o. Luigi Borriello, per la Libreria Editrice Vaticana. La Provincia Napoletana dei Carmelitani Scalzi ha contribuito alle spese di pubblicazione.

Il convegno si svolgerà ne “Il Carmelo” in via Doganale, 1 – 00043 Sassone- Ciampino (RM) Iscrizioni indirizzate a p. Giovanni Grosso, via Giovanni Lanza, 138 – 00184 ROMA
Email: p.giovannigrosso@libero.it

01 settembre 2014

“Cara sorella, facciamo tutto col motivo dell’amore, e niente ci parrà difficile, riflettendo che l’Amato altro non vuole che amore per amore, ed essendosi Egli dato tutto a noi, diamogli tutto il nostro cuore e vivremo contente” (S. Teresa Margherita Redi).

Oggi ricordiamo S. Teresa Margherita del Sacro Cuore (per la Liturgia delle Ore clicca qui) , altra carmelitana che ha mosso i propri passi dietro Teresa, imparando da lei a seguire i passi del Signore.

 Anna Maria Redi (il suo nome secolare) nasce ad Arezzo il 15 luglio del 1747. È la seconda di tredici figli. Cinque muoiono piccoli. I fratelli minori di Anna Maria si consacrano, come lei, a Dio. A nove anni è mandata nel Collegio di Santa Apollonia delle Benedettine di Firenze, dove, dal 1756 al 1763, riceve un’accurata educazione. Sente la chiamata alla vita religiosa. Ma la sua vita non sarà fra le Benedettine.Un’amica, infatti, le confida che sta per entrare nel monastero delle carmelitane scalze. La notizia colpisce Anna Maria. Quando compie 17 anni comunica la scelta: sarà carmelitana. Tutti ne sono sorpresi e, in particolare, le Benedettine del collegio.
Entra per un periodo di prova il 1° settembre 1764 dalle Carmelitane Scalze di Firenze. Poco prima di terminare il postulandato, esce dal monastero per essere operata al ginocchio. Rientra e veste l’abito carmelitano il 10 marzo 1765, facendo il proposito di vivere pienamente l’orazione, l’obbedienza e il silenzio. Fa la professione religiosa il 12 marzo del 1766, con il nome di Teresa Margherita del Cuore di Gesù.

Di temperamento focosa impara a controllarsi e a vivere un’ammirabile fedeltà sin dagli inizi. Dalla sua entrata al Carmelo la relazione con suo padre di un reciproco aiuto spirituale si approfondice. Ha pure una grande amicizia con una sorella della comunità per aiutarsi e impegnarsi ad essere migliori. La conoscenza del latino l’aiuta a comprendere i testi biblici e liturgici dilettandosi nel recitarli costantemente, volendo vivere la Regola del Carmelo meditando giorno e notte la Parola di Dio. Aveva una speciale simpatia per i testi di san Paolo, quali “la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio”.  Ha sempre in mente Cristo Crocifisso, “capitano dell’amore”, che tiene alto lo “stendardo della Croce”. Dagli esercizi del 1768 fa il proposito di amare sempre in ogni sua azione e di mantenersi unita alla volontà di Dio.

È perseverante nei piccoli servizi alle sorelle e non ammette mormorazioni o critiche. Esclama costantemente: “Dio è amore”. Vive in continuo rendimento di grazie: “Chiunque non crede e non si azzarda ad avvicinarsi a Dio, provi quanto è buono e generoso il nostro amorosissimo Dio”. Nell’esercizio della carità è squisita. Dal principio si offre nel prendersi cura delle consorelle anziane ed inferme perché vi vede Gesù Cristo. Nominata aiutante infermiera è molto richiesta dalle ammalate, anche quelle più difficili, inclusa una monaca demente e aggrressiva che tutte temono, mentre lei accudisce con grande pazienza e senza lamentarsi.

Alla fine della vita, patisce grandi aridità nella preghiera. Sperimenta ripugnanze, insensibilità, timori, tentazioni e repulsioni alla pratica delle virtù. Ma lei intensifica la fede con l’abbandono confidente in Dio, la recita dei salmi, frase bibliche o semplicemente la giaculatoria “Padre buono”.
Muore di appendecite il 7 marzo 1770.
Tra i testimoni della sua santità anche Ildelfonso di S. Luigi Gonzaga
Leggi qui la sua biografia

Dagli Scritti della santa:
«Sì, mio Dio, ad altro non voglio attendere
che a divenire una perfetta copia di Voi
e come la vostra vita altro non fu
che vita nascosta di umiliazione,
di amore e di sacrificio,
così da qui avanti ha da essere la mia;
perciò ora e per sempre
intendo di rinchiudermi nel vostro amabilissimo Cuore
come in un deserto,
per quivi farvi in Voi, con Voi e per Voi
questa vita nascosta d’amore e di sacrificio.
Poiché sapete che altro non brama
che di essere vittima del Sacro Cuor vostro,
consumata tutta in olocausto,
col fuoco del vostro santo Amore,
e perciò il vostro Cuore sarà l’altare
dove si ha da fare questa consumazione di me in Voi,
mio caro Sposo,
e Voi avete da essere il Sacerdote
che consumar deve questa vittima
cogli ardori del santo Cuor vostro.
Ma, mio Dio, quanto mi confondo,
vedendo quanto sia rea questa vittima
e indegna che ne accettiate il sacrificio,
ma confido che tutto resterà incenerito
in quel
divin Fuoco».
S. Teresa
Margherita del Sacro Cuore, carmelitana scalza

30 agosto 2014

Il Papa si rivolge padre Paolo ocd che aiutò i superstiti di Beslan

Il papa si rivolge al carmelitano scalzo che accolse i superstiti della strage di Beslan. Leggi l'articolo di Vatican Insider QUI

Riportiamo, qui di seguito la testimonianza di p. Paolo De Carli ocd, del maggio 2009

Beslan. Una cittadina nel Caucaso che forse non dice quasi più nulla alla maggior parte delle persone. Eppure il mondo si era fermato a guardare quello che lì accadeva all’inizio di settembre 2004. La scuola N° 1 di Beslan era stata presa d’assedio  dai terroristi che avevano fatto prigioniere circa un migliaio  di persone, soprattutto bambini. Dopo tre giorni l’epilogo, con  oltre 300 morti. Forse tutto sarebbe finito nel dimenticatoio anche per me se non fosse accaduto che proprio quei bambini e quelle famiglie hanno chiesto ospitalità al nostro convento di Trento per un periodo di riposo e di riabilitazione.

Ricordo che ci siamo trovati davanti ad un muro di dolore: una montagna difficile da scalare.
Ma la grazia della nostra compagnia (oltre 100 persone si sono alternate nel lavoro in quei 40 giorni) e l’aiuto saggio dell’equipe di psicologi di Padova ci hanno aiutato a realizzare un piccolo miracolo di guarigione. Quella montagna di dolore si è aperta e ci ha fatto entrare. E un po’ alla volta abbiamo rivisto il sorriso, la gioia di vivere, la forza di legami che si saldavano ancora tra di loro, la speranza per un futuro migliore.

Il lavoro iniziato a Trento è poi continuato nel tempo grazie a Sara, Betta, Fabia, le psicologhe di Padova che con appassionato desiderio hanno deciso di non abbandonare quelle persone al loro destino; e grazie al Presidente dell’associazione “Aiutateci a Salvare i Bambini”, Ennio Bordato, che ha cercato in tutti i modi la strada per realizzare questo aiuto, concretizzatosi con diversi viaggi e permanenze a Beslan per lavorare con l’istituzione scolastica. Ora, però, si concludeva questa fase.

Così mi hanno offerto l’opportunità di accompagnarli a Beslan, dal 17 al 20 maggio. 
Difficile raccontare quello che ho provato. Il dolore è ancora lì, grande, possente, che irrompe e travolge in ogni momento, anche nel bel mezzo di un pranzo, o della festa organizzata per noi a scuola. La strada che va dall’aeroporto alla città passa vicino al cimitero: la “città degli angeli” come la chiamano ora. Così siamo passati dalla gioia incontenibile del ritrovarci di nuovo dopo anni, al silenzio improvviso che  cala nel furgone su cui sono, per arrivare alle lacrime di dolore, loro e nostre, mentre deponiamo i fiori e ci aggiriamo tra le tombe di figli, amici, madri.

In quel dolore ora ci siamo anche noi. E insieme al dolore c’è la riconoscenza per quello che abbiamo dato. Ce lo ricordano spesso i nostri amici di Beslan che non ci hanno mai lasciato soli in quei tre giorni; ma ce lo ricorda Marina, la psicologa della nuova Scuola 1, il Sindaco della città, il “Presidente” della provincia, il vice-primo Ministro dell’Ossezia. Molte testimonianze del bene che come olio abbiamo versato su quelle piaghe, per guarirle. Si può banalmente pensare che la vita continua. Ma c’è modo e modo perché questo accada. Si può crescere coltivando un odio profondo e una voglia di vendetta. O si può crescere dicendo a sé e ai propri figli che non è giusto quello che è accaduto: per questo non deve più accadere.

Però, non sono solo loro a esprimere un grande grazie nei nostri confronti. Penso che anche  noi siamo chiamati a dire questo grande grazie a loro, perché ci hanno mostrato con la loro esperienza che l’ultima parola non può essere un odio che uccide o una morte che vince.
L’ultima parola è una parola che fa rinascere, che invoca la gioia, che costruisce il bene, che  dona la vita. “Vita”: il nome della bambina nata a Zalina poco più di due anni fa. Quando le ho chiesto cosa significava in russo, mi ha guardato e con un sorriso mi ha detto: “Vita! In italiano”.

È stato davvero un dono grande il viaggio a Beslan. “Spasiba Ennio” era il ritornello che spesso risuonava a Trento e a Beslan per ringraziare Ennio Bordato, Presidente di “Aiutateci a Salvare  i Bambini”. Davvero grazie Ennio per averci dato la possibilità di incontrare gli amici di Beslan e per questo viaggio. E grazie a Sara, Betta e Fabia (le psicologhe di Padova) per il grosso lavoro di questi anni: lavoro che ha mantenuto vivo il filo dell’incontro con gli amici di Beslan. (P. Paolo De Carli)
 
***                                               
Ricordiamo che l’assedio alla scuola Numero 1 di Beslan è stata un’esperienza altamente traumatica, con gravi conseguenze per i bambini superstiti e per l’intera comunità di Beslan. Il masssacro avvenne dieci anni fa fra il 1 e il 3 settembre: un gruppo di 32 ribelli fondamentalisti islamici e separatisti ceceni occupò l'edificio scolastico sequestrando circa 1200 persone fra adulti e bambini. Tre giorni dopo, quando le forze speciali russe fecero irruzione, fu l'inizio di un massacro che causò la morte di centinaia di persone, fra le quali 186 bambini, ed oltre 700 feriti. All’epoca padre Paolo De Carli era priore del Convento carmelitano delle Lastre, a Trento. Proprio la Provincia autonoma si fece promotrice dell’accoglienza di un gruppo di superstiti.
       

29 agosto 2014

Dal Carmelo di Haifa

Dal  sito delle carmelitane scalze di Haifa, che vivono nel Monastero del Monte Carmelo in Israele,vogliamo segnalarvi due iniziative:
_la prima il nuovo libro sulla beata Mariam di Gesù Crocifisso, la cui memoria liturgica abbiamo festeggiato lo scorso 25 agosto.
_ la seconda, un pdf scaricabile sull'apostolato di una carmelitana Suor Tarcisia vai qui
Collegandovi con il sito c'è la possibilità di lasciare intenzioni di preghiera e di vivere la preghiera in comunione spirituale con le sorelle claustrali.